2001, libertà di informazione e guerre dimenticate. Questi i temi scelti per la settima edizione del Premio di giornalismo televisivo Ilaria Alpi in corso in questi giorni a Riccione, dedicato all’inviata del TG3 assassinata a Mogadiscio il 20 marzo 1994. Sono 150 i servizi in concorso, con una giuria presieduta da Italo Moretti ed Ettore Mo, una mostra che racconta – attraverso 57 fermo-immagine – dieci anni di guerre nel mondo, tre giorni di incontri e dibattiti e una serata conclusiva dedicata alla libertà di stampa. Un riconoscimento particolare sarà assegnato a Nizar Nayyouf, il giornalista siriano liberato nei giorni della visita del Papa il Siria, dopo 9 anni di prigionia, grazie ad una grande mobilitazione internazionale che ha visto fra i protagonisti lo stesso Premio Ilaria Alpi insieme al settimanale della diocesi di Rimini “Il Ponte” e all’emittente cattolica riminese Radio Icaro. Nizar, che è agli arresti domiciliari in condizioni di salute precarie, sarà in collegamento telefonico durante la serata dedicata alla libertà d’informazione. Ha già dichiarato che userà il riconoscimento in denaro per fondare un’associazione di giornalisti a Gerusalemme. Filo conduttore degli incontri è la libertà di informazione, per la quale Ilaria e Miran Hrovatin sono stati assassinati. “Ora c’è una sentenza che lo afferma, ma la verità è ancora lontana. Sono ancora molti i punti oscuri, soprattutto riguardo i mandanti dell’omicidio”, spiega Francesco Cavalli, presidente dell’associazione Comunità Aperta, organizzatrice del Premio. Tra gli ospiti vi sarà Robert Menard, direttore di Reportèrs sans frontieres, Nadire Mater, giornalista turca, e Carmen Gurrachaga, giornalista di El Mundo. Secondo il rapporto annuale di Reporters Sans Frontières nel corso del 2000 sono stati uccisi 32 giornalisti, tra cui l’italiano Antonio Russo. 329 sono stati arrestati e 500 aggrediti o minacciati. Nei primi tre mesi del 2001 sono stati uccisi 4 giornalisti, 82 sono in carcere, 75 professionisti dell’informazione sono stati arrestati, 107 minacciati o aggrediti e 55 mezzi d’informazione sono stati censurati. L’Iran è la più grande prigione per giornalisti del mondo (21 giornalisti detenuti), seguito dalla Birmania (13) e dalla Cina (12).