MISSIONE: UNA "ISTRUZIONE" VATICANA SUI SACERDOTI STRANIERI IN OCCIDENTE (1)

Una serie di norme per regolamentare la presenza dei sacerdoti di Asia, Africa e America Latina inviati in Occidente per motivi di studio, a causa di persecuzioni e guerre, per il supporto alla pastorale locale o come cappellani etnici per l’assistenza degli emigrati della propria nazione, sono contenute nell’"Istruzione sull’invio e la permanenza all’estero dei sacerdoti del clero diocesano dei territori di missione" resa nota oggi in Vaticano e presentata dal cardinale Joseph Tomko, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli. Il cardinale Tomko ha spiegato i motivi che hanno condotto all’elaborazione del documento, tra cui l’accresciuta presenza in Occidente di "sacerdoti e religiose africani, asiatici e latino-americani" che "arrivano per compiere gli studi ma li protraggono a lungo", a volte "senza far ritorno nelle chiese d’origine". Nelle giovani Chiese, infatti, nel giro di vent’anni è triplicato il numero delle vocazioni: "Le Pontificie opere missionarie – ha detto il card. Tomko – aiutano oggi quasi 30.000 seminaristi maggiori e circa 50.000 minori". In Italia, inoltre, i preti stranieri sono circa 1.800, di cui 800 inseriti a tempo pieno nella pastorale diretta. L’Istruzione, ha precisato il prefetto, "è un tacito invito alla riflessione per le chiese di ambedue i tipi: giovani e antiche. Una comunità che non riesce a far emergere nel proprio seno i ministri che le sono necessari, deve interrogarsi sulle cause di tale situazione e sui giusti rimedi, come sono tra l’altro la pastorale della famiglia e delle vocazioni, nonché la valorizzazione del laicato". (segue)