NOTA SETTIMANALE. Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana

Non è stata soltanto una cerimonia rituale il giuramento dei ministri del secondo governo Berlusconi nelle mani del presidente Ciampi. In particolare evidentemente per il leader della Lega Nord, ma anche per una compagine che annovera tutti i leaders politici della coalizione che ha vinto le elezioni, riuniti nel consiglio di gabinetto. Anche nella sua struttura il governo dunque vuol presentare un quadro rafforzato, come la competizione elettorale aveva fortemente messo in rilevo la figura del presidente del consiglio, il cui nome era iscritto nel simbolo elettorale.
La legislatura inizia con un profilo istituzionale che, nei rispettivi ambiti, dalla presidenza della Repubblica, al governo, al parlamento, disegna un assetto definito: anche l’opposizione infatti ha indicato in Rutelli il proprio punto di riferimento e portavoce politico-parlamentare.
Certo solo il tempo dirà se anche il sistema politico e le forze politiche hanno ridefinito in termini stabili il loro profilo e se la legislatura conoscerà una identica stabilità. Ma certamente oggi è il momento del fare. Le sfide concrete che vengono dalla realtà diversificata e complessa del paese incalzano. E devono essere collocate in un quadro complessivo e coerente. Tenendo conto cioè del tessuto dei valori e dei principi, delle attese del Paese per interventi strutturali, del complessivo quadro internazionale, che non a caso sarà il primo campo di azione pubblica del neo-presidente del Consiglio.
Concretezza è dunque la parola chiave del momento ed è anche l’attesa degli italiani, dopo una lunghissima campagna elettorale e dopo una logorante parata di politica-spettacolo: è la parola –chiave per il governo (che potrà così affrontare problemi come quello del conflitto di interessi) ma anche per l’opposizione. Sui fatti, sulle concrete politiche, sugli impegni presi e mantenuti, tutti saranno giudicati da un elettorato che può sembrare a tratti disinteressato, ma è maturo e consapevole.
Così si potrà costruire nei fatti, con realismo, quel quadro di dialettica, ma anche di "normalità" politico – istituzionale, che potrebbe rappresentare l’approdo della "crisi di fine secolo", della lunghissima transizione italiana. Essa è fatta di stabilità e di alternanza al governo, di pesi e contrappesi, di competizione e di collaborazione tra livelli e ambiti istituzionali, nella comune responsabilità per il bene comune. La politica e le istituzioni sono molto importati anche nella società complessa della globalizzazione. Per sviluppare e salvaguardare quel pluralismo sociale ed istituzionale, ancorato ai principi e valori costituzionali, che fa l’identità e la ricchezza del Paese.