"La ricerca è un bene assoluto e deve essere sostenuta in tutti i modi, anche da una legislazione favorevole?" E’ la domanda a cui il teologo moralista don Marco Doldi risponde oggi dalle pagine di "SirEuropa", il nuovo servizio giornalistico dell’agenzia Sir che dedica un ampio dossier al dibattito in corso in Germania sulla liceità della diagnosi genetica sugli embrioni, riportando, tra l’altro, le proposte fatte in Parlamento ed il pensiero della Chiesa tedesca.
"Come credenti scrive don Doldi – desideriamo intervenire nel dibattito e rispondere a questa domanda, non perché ci sentiamo preoccupati che venga meno il rispetto per alcuni principi ma perché ci sentiamo responsabili del bene dell’uomo di sempre: di oggi e di domani. Per questo riaffermiamo che fine della ricerca in campo medico è unicamente l’uomo". Negli interventi genetici, richiamati dal dibattito tedesco e che riguardano, in particolare, la diagnosi genetica preimpianto (Pid) e la ricerca genetica sulle cellule staminali prelevate da embrioni creati in vitro, "l’oggetto di studio e di ricerca è quasi sempre l’essere umano nei primi stadi dello sviluppo, che comincia con la fecondazione dei due gameti sessuali. E questa certezza proviene dalla scienza biologica". "Già su un piano razionale afferma don Doldi – risulta inaccettabile il prelievo di cellule staminali da embrione, perché comporterebbe la sua distruzione, come anche ogni diagnosi precoce praticata con l’intenzione di scegliere quale vita umana sia più degna di essere continuata con l’impianto dello zigote nell’utero femminile".
In questo ambito, conclude, "la visione religiosa non ostacola il progresso della ricerca ma la favorisce perché la pone nella condizione di valutare non solo l’aspetto biologico ma anche quello umano". Per questo "lo scienziato avverte che la sua ricerca potrebbe andare avanti, ma per il bene dell’uomo decide di fermarsi. Ecco il limite responsabile della ricerca scientifica".