Certo ci sono i “casseur”, i rompi-tutto, frange violente comunque, che nelle manifestazioni che accompagnano i vertici dei grandi hanno trovato un palcoscenico ideale. Il loro obiettivo è comunque la violenza fine a se stessa. Ma il movimento che si sta sviluppando dopo il vertice dell’Organizzazione mondiale del commercio di Seattle, appuntamento dopo appuntamento, non è solo qui. E il malessere che esprime non può essere liquidato come una questione di ordine pubblico. Certo c’è anche questo problema e va risolto con metodi adeguati, forse migliori di quelli messi in atto in Svezia. Infatti, nelle sue componenti più responsabili, nelle sua manifestazioni più significative, il movimento suscita crescenti consensi. E comporta radicali interrogativi. Li leggiamo nel manifesto delle venti associazioni cattoliche in vista del G8 di Genova. La questione sostanziale è proprio cosa è, cosa sarà la politica nell’età della globalizzazione: quale la sua legittimazione democratica, quali le priorità di governo, come possono essere governati e controllati dall’opinione pubblica questi processi di portata planetaria? La politica è ridotta a passerella, a vetrina, oppure può influire sui grandi processi economici planetari? Il sistema dell’informazione è un utile apparato di produzione di fiction, oppure è il presidio della democrazia in una nuova era?” “Sono questioni di fondo che non possono essere eluse.” “Non a caso un importante, recente intervento di Giovanni Paolo II alla Pontificia Accademia per le Scienze Sociali è stato accompagnato da un assordante silenzio anche di quei politici ed intellettuali solitamente più attenti o semplicemente più garruli. Forse perché ha messo il dito sulla piaga, cioè sulla responsabilità di politici ed intellettuali, chiamati in positivo a lavorare per il governo dei processi di globalizzazione.” “Certo, nel “popolo di Seattle” e nel movimento che si dipana, vertice dopo vertice, c’è una componente di rivolta per la rivolta, che rimastica vecchi riflessi di contestazione globale. Ma ci sono anche i temi nuovi della politica, le attese nuove, in particolare dal punto di vista di questo occidente sazio ed irrequieto, dubbioso sul futuro. E c’è l’affermazione di una crescente distanza rispetto ai riti della politica tradizionale da parte di tante avvertite frange di opinione pubblica che reclamano nuove possibilità di controllo e di partecipazione.” “Di fronte allo sviluppo di un sistema di globalizzazione imperniato su pochi attori tendenzialmente autoreferenziali, c’è bisogno di risposte. In concreto persone e comunità oggi si sentono magari più ricche, ma più sole e più sprovvedute. Attendono risposte, orizzonti di impegno e di speranza.” “