"La Caritas, se vuole essere a fianco degli emarginati, non può non essere coscienza critica e, se necessario, collaboratrice attiva" per la piena attuazione delle leggi approvate negli ultimi dieci anni "sull’integrazione scolastica e lavorativa dei disabili, sull’immigrazione, la riforma della sanità, la riforma dell’assistenza, le leggi sul volontariato, sulla cooperazione sociale, sull’associazionismo di promozione sociale, sul servizio civile nazionale". Lo ha affermato mons. Giovanni Nervo, presidente della Fondazione Zancan e già direttore della Caritas italiana, nel corso del 27° convegno nazionale delle Caritas diocesane in corso ad Acireale (Catania), che si concluderà il 21 giugno. Mons. Nervo ribadisce che, "come Chiesa, se vogliamo stare dalla parte del Vangelo dobbiamo stare dalla parte dei poveri", ed esprime "preoccupazione" per possibili cambiamenti pubblici a svantaggio delle fasce sociali più deboli. Anche in una mozione/messaggio presentata oggi, in bozza, all’approvazione dei 600 delegati (direttori e operatori delle 223 Caritas diocesane di tutt’Italia) che partecipano al convegno, vengono chieste, quali "priorità nell’agenda del nuovo governo e del nuovo Parlamento", "condizioni dignitose ed umane di vita e opportunità di sviluppo per ogni uomo e donna di questo paese, senza discriminazione alcuna" se vogliamo davvero costruire città, regioni e un intero Paese che siano degni dei poveri". I convegnisti dicono alcuni "sì" e "no": tra i tanti, "sì" all’impegno "per la remissione del debito dei Paesi poveri", per "superare i conflitti attraverso la riconciliazione, la giustizia e la cultura di pace", per "una legge italiana sulla cooperazione internazionale che valorizzi la solidarietà di base e aumenti la quota pubblica di aiuto", all’integrazione sociale degli immigrati, "alla rapida approvazione della legge sull’asilo per i rifugiati". "No" alle "nuove forme di colonialismo economico e finanziario", "alle guerre e alla circolazione di armi che le alimenta, a ogni forma di schiavitù, di tratta e di sfruttamento di esseri umani". Sì, ancora, ad un "Piano nazionale di lotta all’esclusione", all’integrazione socio-sanitaria che pone la persona al centro del sistema di protezione sociale".