Un appello alle “autorità competenti di attivarsi per garantire, nelle prossime fasi delle indagini e dei processi, che le giovani costrette a prostituirsi non finiscano nel mirino delle persone che hanno denunciato e che ora sono a piede libero” è stato lanciato dalla Caritas italiana, nell’ambito del 27° convegno nazionale delle Caritas diocesane in corso in questi giorni ad Acireale, a proposito di un episodio avvenuto nei giorni scorsi a Modena e che ha coinvolto la Rete locale del progetto contro la tratta, di cui fa parte anche la Caritas diocesana.: Nell’arco di una settimana sono state scarcerate – per decorrenza dei termini di custodia cautelare – sette persone coinvolte nell’operazione “Vikinga” e quattro nell’operazione “Harem” (albanesi e italiani), che erano state denunciate da quattro ragazze di 17/18 anni provenienti da Moldavia e Albania. “Non vogliamo interferire con le decisioni dei giudici – afferma la Caritas italiana – ma denunciare i gravi pericoli in cui incorrono le giovani – che ora stiamo assistendo, curando e proteggendo – a causa del susseguirsi di queste scarcerazioni. Quando si parla di battaglia contro il racket della tratta ci si scontra sempre con la mancata tutela delle donne coinvolte, che restano sole e indifese”. La Caritas, manifestando “solidarietà” con il dolore di queste ragazze, esprime “preoccupazione” perché, “dopo questi fatti, si rischia un calo delle denunce da parte delle donne”.Si chiede inoltre se “ciò che sta succedendo sia davvero nella logica del rispetto dei diritti umani, come previsto dall’articolo 18 della legge 40 sull’immigrazione, che dovrebbe offrire tutele alle donne che hanno il coraggio di denunciare”.” “” “” “