E’ entrato nel vivo a Bergamo il convegno nazionale dei responsabili degli uffici catechistici di 210 diocesi sul tema "’Prendere il largo’ Annuncio e catechesi in una Chiesa missionaria". "Resta il fatto che siamo minoranza – con questa constatazione ha aperto i lavori Francesco Lambiasi, Vescovo di Agnani-Alatri e presidente della commissione Cei per la dottrina della fede – Ma il guaio più serio non è tanto quello di essere pochi cristiani: sarebbe quello di essere poco cristiani. In questa condizione di minoranza la condizione più insidiosa è rappresentata – più che dal settarismo – dal pessimismo amaro, dalla sfiducia, addirittura dallo scetticismo. Sono tutti peccati contro la speranza".
"Diciamo – ha affermato a sua volta Giuseppe Gevaert, docente dell’Università Pontificia Salesiana – che la conferma della fede personale ricevuta non è più la regola normale" ed ha quindi elencato quattro ostacoli per il processo di "appropriazione personale della fede": il primo riguarda l’adolescenza nella quale "molti non accolgono esattamente la fede nei termini in cui l’hanno ricevuta". Il secondo è dato dal pluralismo religioso ed ideologico in cui siamo immersi per cui bisogna "ricordare l’esperienza drammatica di molti genitori che hanno dato una coerente testimonianza cristiana e una solida educazione e poi si trovano impotenti di fronte ai figli che scelgono una diversa strada". Il terzo fattore è costituito dalle mode e il quarto dal distacco tra fede e pratica ecclesiale.