Immigrati ‘uguali’ e quindi assimilati o ‘diversi’ e perciò inferiori? "La risposta è nell’integrazione ma identificando valori comuni". Andrea Pacini, ricercatore presso la Fondazione Giovanni Agnelli, interviene alla 51a settimana nazionale di Aggiornamento Pastorale, organizzata dal Cop (Centro orientamento pastorale), in svolgimento a S.Marino, dal tema "Gli immigrati interpellano la comunità cristiana". "Bisogna cercare ciò che accomuna oltre quello che divide. Convergere su valori condivisi e meccanismi politico-istituzionali che li traducano in prassi", continua Pacini. "Una sorta di patto di cittadinanza che garantisca il pluralismo. Questa è convergenza non assimilazione perché fa emergere le diversità culturali. Nessuno impedisce al musulmano di costruire la moschea, pregare, fare il ramadan, ma non può ripudiare la moglie". La proposta è quella di proporre agli immigrati presenti nel nostro paese "una socializzazione alla Costituzione italiana", una sorta di ‘alfabetizzazione’ ai "meccanismi sociali con i quali si gestiscono i problemi". La richiesta di pregare durante l’orario di lavoro, ad esempio, "deve essere gestita dal sindacato locale non dall’imam". E’ di questi giorni la proposta, avanzata da Prodi, di concedere una ‘cittadinanza civica’ agli immigrati che non hanno diritto di chiedere la cittadinanza o non desiderano richiederla per partecipare pienamente alla vita della società in cui vivono. "Se si ritenesse opportuno differenziarla da quella politica", spiega Pacini al Sir, "dovrebbe essere concessa dopo un numero significativo di anni trascorsi in Italia e previo accertamento di una reale ricezione e condivisione della struttura portante dell’ordinamento giuridico, sociale e civile italiano". Anche se non è una cittadinanza politica "non si può banalizzare". "I ‘cittadini civici’ non si improvvisano. C’è tutta una consapevolezza da far maturare".” “” “” “