LAVORO: GIOC, GIOVANI SEMPRE PIÙ “PRECARI” E A RISCHIO “SFRUTTAMENTO”

Il 42,2% si definisce “operaio” e solo il 60% è diplomato, mentre la percentuale dei disoccupati è del 38,1% e quella dei lavoratori “non in formazione” sfiora il 70%: sono alcuni dati di una ricerca condotta dalla Gioc (Gioventù Operaia Cristiana), e presentata oggi a Roma, in occasione della conferenza stampa per la II Festa nazionale dei giovani lavoratori, che si svolgerà a Bari il 9 e il 10 giugno per iniziativa della Cei e della Gioc. “Anche e la classe operaia non esiste più – ha detto Gianluca Fiori, presidente della Gioc – esistono giovani che fanno un lavoro operaio” e che devono fare i conti con le “ambivalenze” dell’attuale mercato del lavoro. “I nuovi lavori – ha proseguito Fiori – possono anche trasformarsi in forme di sfruttamento: la flessibilità di oggi può dare, infatti, nuove opportunità di lavoro, ma anche trasformarsi in un ricatto da cui poi è difficile uscire”. DI qui la necessità, ha sottolineato Marco Livia, delle Acli, di “investire maggiormente in formazione”, aiutando i giovani lavoratori a “confrontarsi con i nuovi contratti e a fronteggiare le forme di lavoro nero o atipico”. Nell’ambito del Progetto Policoro, promosso dalla Cei a partire dal ’95, sono stati promossi – ha informato don Paolo Tarchi, direttore dell’Ufficio Cei per i problemi sociali e il lavoro – circa 80 itinerari formativi per le diocesi del Sud, erogati circa 50 prestiti d’onore, avviate oltre 100 cooperative in ambito sociale, concesse 54 borse di studio per “animatori di comunità” in grado di aiutare i giovani, sul territorio, ad “entrare in modo nuovo” nel mondo del lavoro. Molti, infine, i gemellaggi tra diocesi e regioni del Nord e del Sud, già attivati tra Lombardia e Campania-Basilicata, Sicilia e Piemonte, Calabria e Triveneto, Puglia ed Emilia Romagna, Toscana e Sardegna, Molise e Marche.