RELIGIONI E BIOETICA: UN COMUNE “NO” ALL’ABORTO

Cattolicesimo e Islam sono quasi del tutto d’accordo sui temi della bioetica, mentre tra cattolici e protestanti si notano molteplici differenze di valutazione. E’ quanto rileva don Elio Bromuri esperto di ecumenismo e dialogo interreligioso in una nota che verrà pubblicata domani dal Sir a commento di una tabella che mette a confronto le varie posizioni delle confessioni cristiane e delle religioni in tema di bioetica.” “Sull’aborto, scrive Bromuri, “la posizione cattolica e quella di molti evangelici si discostano notevolmente tra di loro, non sulla valutazione oggettiva dell’atto abortivo, ma sulla libertà da concedere o meno alla donna che ne abbia sufficiente personale motivo”. In altri termini, “i protestanti, pur considerando immorale l’aborto, ritengono che sia giusto riconoscere la libertà della donna di compierlo evitando l’aborto clandestino e le conseguenze che esso comporta”. Tuttavia, nota Bromuri, “tutti, cristiani e non cristiani riconoscono l’immoralità oggettiva dell’aborto, ammettendone alcuni la pratica solo per salvare la vita della madre o per gravi motivi e per evitare un male maggiore. Ed inoltre tutti rifiutano la clonazione umana a scopo riproduttivo”. Due punti che per Bromuri rivelano “il riconoscimento della intangibilità della vita umana fin dal primo concepimento”. Per Bromuri è “necessario sviluppare sia la ricerca sia la comunicazione e il confronto tra scienziati, filosofi, teologi e pastori, ascoltando anche le persone semplici con esperienza sofferta di vita”. “Le nuove frontiere del dialogo interconfessionale e interreligioso sono la ricerca di un’etica universale a servizio dell’umanità e di tutto ciò che è umano. La scienza e la tecnica non sono in grado di offrire dei principi etici fondati su valori. A questo compito sono chiamate le religioni, le quali, ponendosi al servizio dell’intera umanità, devono indicare quelle norme che possono rendere pacifica e serena la vita sulla terra”. “Una convergenza delle religioni sui temi e le sfide poste dalle nuove frontiere dell’etica sono – conclude – una condizione indispensabile per una pacifica convivenza tra gli uomini e le donne del nostro tempo”. ” “” “