“La proposta di questa commissione è piena di termini confusi perché in realtà si tratta di una eutanasia vera e propria”: sono le parole con cui mons. Elio Sgreccia, presidente del Comitato di bioetica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, commenta la notizia diffusa da vari quotidiani nazionali circa i risultati di una commissione del ministero della Sanità, incaricata dal ministro uscente Veronesi di studiare il problema dei pazienti in stato vegetativo. L’arcivescovo Sgreccia sottolinea infatti che “il paziente che si trova in stato vegetativo persistente è un paziente vivo che respira senza aiuto delle macchine, batte le palpebre degli occhi, che guarda in volto anche se non riconosce. Possiede una sua forza autonoma ed ha solo bisogno di essere alimentato artificialmente”. Un aspetto rilevante – secondo lo studioso – consiste nel fatto che, inoltre, “talvolta si riprende da questo stato di non conoscenza col mondo esterno. Può succedere anche dopo anni. Non sappiamo quando questo stato sia irreversibile, non ci sono criteri assoluti di irreversibilità. Ci sono stati casi di ritorno dopo 7 anni”, aggiunge, “e anche se fosse irreversibile si tratta di persona viva e toglierli l’alimentazione e farla morire è eutanasia attiva e non passiva”.” “”Bisogna essere chiari – continua mons. Sgreccia -: per il paziente è tutto passivo, ma per il medico che toglie l’alimentazione, staccando i tubi con cui si alimenta la persona è un comportamento attivo. Non è eutanasia passiva, ma attiva. Aggiungo, per completezza, che il dare da mangiare o da bere a un paziente o a un morente è una cura dovuta. Finché il paziente ne può trarre giovamento l’alimentazione è un diritto di tutti gli essere viventi”. Mons. Sgreccia ha proseguito le sue dichiarazioni al Sir dicendo: “Mi sembra molto contraddittorio il fatto che, mentre il Parlamento italiano ha definito la morte cerebrale come morte di tutto il cervello, qui si considera come morto un individuo in cui la gran parte dell’encefalo è vivo ed è in grado di far funzionare cuore e cervello. Quindi questa proposta è contro la leggi dello Stato. Si tratta di una vera e propria deliberata uccisione. Mi sembra si tratti di una proposta fatta per aprire una breccia per iniziare il riconoscimento dell’eutanasia a cominciare da questo tipo di malati”. L’ultima contraddizione di questa proposta, secondo mons. Sgreccia, consiste nel fatto che “c’è già il Comitato nazionale di bioetica che ha già riflettuto e riflette su questa materia e non ho capito perché ci voglia un comitato ministeriale in più”.” “