Gli "Orientamenti per la pastorale del turismo" raccomandano che si instauri una proficua collaborazione tra Chiesa e società nel campo del turismo: "La pastorale del turismo si legge – deve instaurare e incoraggiare una collaborazione con le amministrazioni pubbliche, le organizzazioni professionali e altre associazioni che lavorano nel turismo, affinché si possa diffondere la visione cristiana del turismo e sviluppare ‘la possibilità implicita di un nuovo umanesimo’ nel turismo". Inoltre "si dovrà anche cercare a tutti i livelli una stretta collaborazione con le associazioni che lottano contro le situazioni che ledono la dignità umana e nelle quali il turismo ha le sue responsabilità, come il cosiddetto ‘turismo sessuale’, la tossicodipendenza, la distruzione dell’ambiente, l’erosione dell’identità culturale, il saccheggio del patrimonio. In particolare, il cristiano ha il dovere di denunciare tali gravi situazioni e di fare quanto è nelle sue possibilità per eliminarle".” “Alla comunità ecclesiale il Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, raccomanda di "preparare con molta cura" l’accoglienza dei visitatori "nei luoghi dal significato specificamente religioso". Tra questi, in particolare, "i santuari, meta di pellegrinaggi cristiani, a cui accorrono in gran numero anche i turisti, sia per motivi culturali, che di riposo e di attrattiva religiosa. In un mondo sempre più secolarizzato, dominato dal senso dell’immediato e del materiale, queste visite possono essere il segno di un desiderato ritorno a Dio. I santuari, pertanto, devono offrire un’accoglienza adeguata a questi visitatori, che li aiuti a riconoscere il senso del loro cammino e a comprendere la meta alla quale sono chiamati".” “