“Pensiamo che oltre alle ferite materiali i cittadini genovesi, ed in particolare i diretti interessati agli incidenti, portino con sé ferite che non si limitano al fisico ma che avranno bisogno di attenzione e tempo per rimarginarsi”. Sono le parole con cui le oltre 250 congregazioni missionarie e religiose che, il 20 ed il 21 luglio, hanno pregato e digiunato, presso la chiesa di Sant’Antonio di Boccadasse, per chiedere la cancellazione del debito dei paesi poveri, hanno espresso la loro condanna e profonda tristezza per gli episodi di violenza verificatisi a Genova nei giorni del G8. “Ci uniamo al desiderio – continuano gli organizzatori della due giorni di preghiera e digiuno – di quanti chiedono che venga fatta chiarezza sugli episodi di violenza individuandone i responsabili; appoggiamo la richiesta del Genoa Social Forum di una commissione parlamentare che indaghi”. Inoltre, “ci impegniamo – continuano – in concrete iniziative, tramite persone che già lavorano in questi ambiti, per una riconciliazione con quanti sono stati incarcerati in questi giorni e con i ricoverati negli ospedali, in seguito agli episodi dei giorni 20 e 21 luglio”. La tristezza delle congregazioni missionarie e religiose s’è accresciuta dinanzi alla povertà della risposta dei G8 alla richiesta di cancellazione del debito. Difatti, in un commento al comunicato finale del vertice dei G8, i religiosi, manifestando la propria disapprovazione per i risultati raggiunti dal vertice, hanno riconfermato “l’impegno per la cancellazione del debito estero dei paesi poveri, studiando iniziative opportune”. Ed, hanno assicurato di “vigilare affinchè le altre misure adottate dal G8 per la riduzione della povertà vengano realizzate e non restino solo parole, come già avvenuto in passato”.