L’opposizione ha chiesto le dimissioni del ministro degli interni, la maggioranza di governo ha respinto la richiesta: questa, nel rispetto delle regole democratiche, la conclusione del dibattito parlamentare sui fatti di Genova. Proseguono gli accertamenti delle responsabilità per le molte violenze: altre riposte dovranno venire.
Rimangono aperte nel frattempo alcune domande sulla capacità della nostra politica di rispondere alle attese dei giovani dopo quel “comunque contro” che nelle manifestazioni anti G8 ha travolto ogni tentativo di mantenerle nella direzione giusta e si è trasformato in offesa al pensiero, al progetto e all’impegno di decine di migliaia di giovani non violenti, liberi da ideologie e senza etichette di partito.
Giovani che, come frutto di una personale scelta di vita, stanno maturando una consapevolezza politica sempre più sensibile ed attenta alla tutela ed alla promozione dei diritti e della dignità di ogni uomo e di ogni donna nel mondo.
Ingenui i giovani delle associazioni cattoliche che a Genova volevano comunicare questa loro scelta, che hanno detto e chiesto sì alla globalizzazione della solidarietà e no a quella degli egoismi? Ogni risposta, che non può mancare di rispetto e di conoscenza delle motivazioni, è importante ed utile per la verifica delle scelte compiute e da compiere.
E’ tuttavia fondamentale che non si attenuino una voce, una proposta, un impegno che tra l’altro sono risposta coraggiosa e solidale con quella dei missionari da sempre in prima linea a chiedere per i poveri non briciole ma un nuovo ordine mondiale. Insieme, ad esempio, domandano che l’Onu, adeguatamente riformata, abbia davvero il primato nella promozione e nella tutela dei diritti umani nel mondo.
E c’è un altro tema da considerare senza confusione: l’appello del Papa ai giovani della Giornata mondiale della gioventù ad essere missionari nei confronti dei coetanei, compresi, oggi, quelli incontrati a Genova.
Un dialogo con loro, per coerenza con quella Giornata, va cercato in luoghi e momenti in cui il pensare ed il confrontarsi non vengano resi impossibili da slogan, pregiudizi, strumentalizzazioni.
Un mondo migliore nasce anche dal coraggio ritrovato e rimotivato di queste nuove generazioni che chiedono il sostegno della comunità cristiana in un’impresa che fin dagli inizi é difficile.
Dopo l’inverno la primavera: una stagione bella ma fragile, bisogna evitare che un ritorno improvviso del gelo bruci i primi germogli. Genova, città che rinasce dopo tanta sofferenza, lascia, tra gli altri, questo messaggio di speranza.