ITALIANI ALL’ESTERO: 45 ANNI DALLA TRAGEDIA DI MARCINELLE IN BELGIO

L’8 agosto del 1956, a Marcinelle in Belgio, 136 minatori italiani perdevano la vita, vittime di un incendio, nella miniera di carbone del Bois du Casier. Assieme loro, bloccati nelle viscere della terra, belgi, polacchi, russi, greci, francesi e tedeschi. In totale, 262 morti. La tragedia fu testimoniata dalla prima trasmissione televisiva in eurovisione e in diretta. “Tanti erano stati gli incidenti mortali nelle varie zone minerarie del Belgio – ricorda don Elia Ferro, direttore dell’ufficio per la pastorale degli emigrati italiani -, ma questo li superò tutti per numero dei caduti e per l’impatto sull’opinione pubblica. L’Italia conobbe improvvisamente le drammatiche condizioni di vita dei connazionali che avevano varcato il confine e tentato la sorte nelle miniere belghe nel secondo dopoguerra. Per partire, dopo l’accertamento dell’idoneità fisica sia in Italia che all’arrivo in Belgio, i futuri minatori firmavano un contratto che li impegnava a non cambiare lavoro per cinque anni. Pena il ritorno forzato in Italia”. Secondo don Ferro la tragedia di Marcinelle è oggi “un ricordo simbolico che deve servire a ricordare la situazione e le difficoltà che ancora vivono gli italiani nel mondo, anche in ambito lavorativo”. Per “vincere la battaglia del carbone”, principale fonte di energia per un Paese messo alle corde dalla guerra, giunsero in Belgio tra il 1946 ed il 1957 più di 140.000 lavoratori, 17.000 donne e 29.000 bambini, al ritmo di 2000 giovani ogni settimana. Oggi nel mondo si calcola che siano tra i 3 e i 4 milioni gli italiani con passaporto e oltre 60 milioni gli oriundi.” “” “