Rispetto alla ventilata abolizione dello “sponsor”, don Nozza ricorda che “questo istituto è stato appoggiato fortemente dal mondo del volontariato e dell’associazionismo e motivato dall’esperienza positiva avuta in campo dell’emigrazione nei Paesi d’oltreoceano (Canada e Usa)”, per cui “abolirlo significherebbe limitare fortemente quelle offerte di lavoro che vengono da singole realtà (famiglie per cura alle persone, aziende agricole di piccola entità, ecc.) che non rientrano nelle quote dei flussi”. Inoltre, sottolinea il direttore della Caritas, “non si può accettare la riduzione degli immigrati a pura forza lavoro. L’immigrato è prima di tutto una persona con una famiglia e se si riconosce che la famiglia è un valore da tutelare deve esserlo per tutti. Ecco perché suscita perplessità l’ipotesi di restringere le possibilità di ricongiungimento”. “L’impegno prioritario delle istituzioni nazionali e locali – ribadisce – dovrebbe essere quello di dare piena attuazione al Testo unico sull’immigrazione, nato da un significativo coinvolgimento del mondo dell’associazionismo, del volontariato, del terzo settore. Solo così se ne potrebbero valutare correttamente pregi e difetti. Auspichiamo dunque che il Governo prima di modificare l’attuale legge voglia consultare quel mondo di realtà che da anni si interessano sia del fenomeno che degli immigrati. Un mondo che tra l’altro è largamente rappresentato nella Consulta nazionale per i problemi degli immigrati e delle loro famiglie presso la Presidenza del Consiglio”.” “” “