Un uso dei media consumistico e frammentato, con la tv che mantiene saldamente l’egemonia. Questo il quadro che emerge dal primo rapporto sulla comunicazione in Italia promosso dall’Ucsi, l’Unione cattolica della stampa italiana e curato dal Censis.” “Il Rapporto, presentato questa mattina a Roma presso la sede dell’Enciclopedia italiana, analizza l’offerta di informazione e l’uso dei media nelle famiglie italiane. Le case degli italiani, si legge nella ricerca, sono ormai letteralmente "affollate di media". Vecchio e nuovo convivono insieme: accanto ai tradizionali quotidiani, presenti in oltre il 70% delle famiglie, ci sono i computer, l’accesso ad Internet e i decoder. Ma su tutti predomina la televisione, per non parlare del cellulare che invade ormai l’85% delle famiglie italiane. ” “Per Giuseppe De Rita, segretario generale del Censis, questa situazione rispecchia la società frammentata e individualistica in cui viviamo: nel "supermercato dell’informazione", il singolo vuole acquistare di tutto e poi decidere di volta in volta cosa utilizzare. "Ciascuno è solo davanti ai diversi media", ha osservato De Rita, "sono scomparse logiche di appartenenza collettiva".” “Ma il tumultuoso avvento dei nuovi media ha aggiunto Raffaele Pastore, responsabile del settore comunicazione del Censis, ha provocato delle divisioni nella società italiana. Si tratta, in particolare, di uno "spartiacque culturale" che "separa gli italiani fra quanti fanno un uso abituale di quasi tutti i media e le fonti di informazione a disposizione e quanti, invece usano esclusivamente la televisione come strumento di mediazione delle informazioni sulla realtà". "Che ci piaccia o no – ha commentato il presidente dell’Ucsi Emilio Rossi – l’esperanto televisivo resta la lingua in cui tutti si ritrovano, di fronte al moltiplicarsi dei linguaggi degli altri media". Questo però non vuol dire che gli italiani accettino qualsiasi televisione: dall’indagine emerge infatti, ha notato Rossi, "una marcata denuncia della volgarità in tv. Dovrebbe partire da qui una riflessione e un’onesta atocritica da parte degli operatori della comunicazione".” “