ASSOCIAZIONI CATTOLICHE SUL BLOCCO DEL RIORDINO DEI CICLI SCOLASTICI

"Ritirare il provvedimento di riordino dei cicli scolastici e lasciare contemporaneamente l’obbligo scolastico, innalzato dai 14 ai 15 anni, non tanto come momento conclusivo, quanto iniziale, per molti ragazzi in formazione assolutamente non va": lo ha detto al Sir il presidente nazionale della Confap (36 enti nazionali cattolici e 390 centri di formazione), Bruno Emilio Gandini, dopo l’ufficializzazione della decisione governativa di rimettere in discussione la riforma impostata dal ministro Berlinguer nel precedente governo di centro-sinistra. "Quanto previsto dal riordino dei cicli – prosegue Gandini – avrebbe forse sistemato temporalmente la questione, ma se ora viene rimesso in discussione, è bene rivedere anche la legge n. 9 del 1999, circa l’innalzamento dell’istruzione obbligatoria nella scuola. Per fortuna, bisogna aggiungere che rimane l’obbligo formativo a 18 anni e intorno ad esso si potrebbe costruire tutto il percorso, superando anche il problema dell’obbligo scolastico". Di analogo avviso anche l’Agesc (Associazione genitori scuole cattoliche), secondo la quale "il riordino dei cicli va complessivamente rivisto riformandone la struttura ordinamentale, eliminando alla radice il problema dell’ ‘onda anomala’, prevedendo per questo un ciclo di base di 8 anni, in cui negli ultimi due sia promosso un adeguato orientamento scolastico". L’Agesc sostiene anche che occorre prevedere curricoli in cui si realizzi "una adeguata ‘ricorsività’ degli insegnamenti, in quanto l’apprendimento procede per progressività concentriche". Inoltre, viene chiesto di "cassare la legge n. 9/1999 che ha elevato l’obbligo di istruzione a 15 anni", assicurando "pari dignità fra i canali della istruzione e della formazione professionale, consentendo la scelta fra l’uno e l’altro canale al termine del ciclo di base". L’Agesc conclude il proprio comunicato affermando che il ciclo di base deve essere "articolato in due modularità che consentano adeguata attenzione e rispetto alle varie fasi della crescita". Occorre anche prevedere "la possibilità di svolgere tali moduli anche in scuole diverse, risolvendo così il problema dell’edilizia scolastica".” “” “