Dopo quasi due secoli di storia le Pontificie opere missionarie (Pom) “si sentono ancora chiamate in prima linea nell’impegno missionario della Chiesa”. Lo ha affermato il direttore nazionale, mons. Giuseppe Andreozzi, concludendo oggi a Roma il Convegno nazionale dei responsabili laici delle Pom. Sui sei miliardi di abitanti del nostro pianeta, due sono cristiani, poco più della metà dei quali di confessione cattolica: “due terzi dell’umanità dunque non conoscono ancora Cristo”. Cambia nel frattempo la mappa geografica della missione: a causa della forte immigrazione “la missione ad gentes è oggi presente in varie regioni d’Europa”, continente in cui si avverte inoltre l’urgenza “di una vigorosa rievangelizzazione”, e il “movimento missionario non è solo dal Nord al Sud, ma in tutte le direzioni”. “Vivere come credenti alla maniera degli apostoli”: questo l’impegno rilanciato da mons. Andreozzi attraverso il trinomio “informare, formare e cooperare”; una cooperazione che “è anzitutto spirituale per mezzo della preghiera capace di suscitare nuove vocazioni missionarie anche autoctone”, ma da cui non va disgiunta “la generosità nel dare, illuminata e ispirata dalla fede”. Oggi in Africa il 77% dei vescovi proviene dalla popolazione locale (441 su 575), l’86% (531 su 617) in Asia, l’82% (1365 su 1672) in America, il 66% (76 su 116) in Oceania. Dal 1978 al 1999 il numero dei sacerdoti diocesani è passato in Africa da 5.507 a 16.371 ed in Asia da 13.863 a 25.175. Sono dati resi noti da Tommaso Galizia, segretario nazionale dell'”Opera di S. Pietro apostolo”, uno dei quattro rami delle Pom, con finalità di sensibilizzazione dei cristiani sull’importanza del sostegno alla formazione del clero locale nei territori di missione. Nel 2000 l’Opera ha aiutato 81.383 seminaristi in 904 seminari distribuiti nei cinque continenti, 3.159 novizi e 6.534 novizie, numerosi sacerdoti e religiose, per un totale di 35.528.575 dollari Usa, quattro dei quali sono stati donati dalle diocesi italiane.