CENSIS: DALLA SOCIETÀ ITALIANA EMERGE “UN NUOVO DISAGIO”

"Una società italiana sempre più orizzontale e ‘molecolare’" con una "totale autonomia e frammentazione di singoli soggetti", una realtà ricca di "sistemi di autotutela e sovrabbondante di individualismo", quasi la somma di tanti interessi personalistici, "lasciata a se stessa e incapace di orientarsi". E’ la fotografia del nostro Paese tracciata oggi al Censis dal segretario generale Giuseppe De Rita che ha concluso il "mese sociale", la consueta iniziativa annuale "di metà anno per discutere e approfondire i temi emergenti della società italiana". Quattro appuntamenti per "una riflessione in vista del prossimo ‘Rapporto’ di dicembre" ha spiegato De Rita. Dai tre argomenti prescelti: la devolution, i contratti di lavoro, le pensioni, considerati dal Censis come potenziali generatori di conflitti, emerge soprattutto un indebolimento della coesione sociale e l’irruzione di un nuovo disagio che si traduce nel timore di "restare esclusi dai nuovi meccanismi". Rilancio di un welfare legato al territorio, politiche di sicurezza per "rinsaldare il tessuto di fiducia delle città", corretta gestione dell’immigrazione possono aiutare a "ricostruire una dimensione collettiva", ma il problema di fondo, secondo De Rita è quello di "condensare una società priva di identità generale" in cui "i meccanismi di rappresentanza e di conflitto sembrano essersi svuotati". Solo "il 39% degli italiani – ha rimarcato – pensa che ci siano nel Paese le condizioni per un conflitto di piazza; l’attenzione che la società ‘molecolare’ pone unicamente su alcuni aspetti particolaristici distrugge la vera rappresentanza riducendola da strumento di gestione del conflitto a mera rappresentazione". Così facendo, "viene meno la sana conflittualità senza la quale non vi è più dibattito politico e sociale ma rancori generici e indistinti che rischiano di scivolare verso il populismo". Tuttavia il sociologo intravede una via d’uscita "nello sviluppo delle relazioni e nella capacità di restare all’interno di questa nuova rete"; è infatti "nella creazione e gestione di relazioni complesse che si gioca" oggi la capacità di "un buon governo".