“L’Italia mi ha portato alla spiaggia della mia Chiesa, la Città Vaticana. Ed è qui che i miei mi hanno accolto di nuovo e mi hanno portato non alla sepoltura ma a rinforzare la vita in me. Il mio impegno nella vita della Chiesa, tramite il celibato, non mi permette di essere sposato”. Con queste parole l’arcivescovo Milingo si è definitivamente congedato da Maria Sung. “Se tutto è bene ciò che finisce bene – commenta mons. Carlo Caviglione, responsabile della pastorale sociale per la diocesi di Genova – c’è da augurarsi anche che questa vicenda non abbia ulteriori sviluppi e tutto ritorni nel silenzio. Non per dimenticare, ma per trarne anche qualche utile riflessione. Lo stesso Milingo ha riconosciuto più volte l’errore commesso. Ha chiesto perdono non solo alla Chiesa ma anche alla signora coreana, con la quale ha condiviso per 95 giorni la sua assurda vicenda. E’ difficile dire però con quanta libera determinazione da ambo le parti”.” “”Entrambi – prosegue mons. Caviglione – hanno pagato un prezzo. Difficile dire chi abbia sofferto o pagato di più. Di fatto, l’arcivescovo ha dichiarato: ‘Io sono consapevole della tua sofferenza. Io sono con te in tutte le tue sofferenze, pregando per te ogni giorno’. La nobiltà delle parole non può cancellare tutto ma esprimono certamente una sincera partecipazione. Ora tuttavia sarà bene prendere atto di una storia finita, sperando che sia servita a tutti – e non solo ai due protagonisti – come una lezione di vita e – speriamo – di saggezza. Si è potuto infatti costatare quanto, vicende del genere, possano suscitare scandalo o interesse morboso, distraendo la gente da fatti e argomenti ben più importanti. Auguriamoci che, con gli ultimi giorni d’agosto, si possa davvero scrivere la parola ‘fine’ su una storia che ci saremmo voluti evitare tutti”.” “