“L’adozione di un bambino straniero dovrebbe essere un fatto residuale, impegnandosi il più possibile a farlo rimanere nel proprio paese e nel proprio ambiente. Invece, come nel caso-limite dell’Ucraina, il 90% dei bambini abbandonati è stato adottato da coppie straniere. Il risultato è che si stima ci siano duemila città e paesi ucraini che non hanno più un bambino al di sotto dei 5 anni di età. Stiamo espropriando questi paesi del loro futuro”: lo ha detto al Sir Marco Griffini, presidente dell’Ai.Bi. (Associazione amici dei bambini) che sta tenendo in questi giorni a Folgarida il convegno internazionale sul tema “Come è cambiata l’Adozione Internazionale”. “Il problema – secondo Griffini – va affrontato con decisione, anche sul piano politico, in quanto lo spirito della convenzione dell’Aja e delle leggi italiane è di riscoprire, nel caso dei bambini abbandonati, il vero volto della sussidiarietà, facendoli rimanere nel proprio ambiente e non sradicandoli completamente”. Per questo l’Ai.Bi. lancia oggi un appello al governo: “Riteniamo – dice il presidente Griffini – che il governo abbia l’obbligo morale di investire nei paesi stranieri, in nome del principio di sussidiarietà, quanto meno la stessa cifra che le coppie italiane ogni anno spendono per le pratiche di adozione internazionale: vale a dire una media di venti milioni di lire per ciascuno dei 3 mila bambini che vengono adottati ogni anno, per un totale di 60 miliardi”. L’Ai.Bi. chiederà perciò ufficialmente un capitolo di spesa per tale cifra, che sarebbe da affidare poi alla Commissione per le Adozioni Internazionali. ” “” “” “