Le Chiese valdesi e metodiste si sentono coinvolte nei problemi dell’economia, esprimono la loro “profonda avversione” verso le ingiustizie, l’abuso dell’ambiente, la produzione e il commercio delle armi ma, in riferimento a quanto è accaduto a Genova per il G8, chiedono di “elaborare forme di manifestazioni che si adattino alla opzione nonviolenta”. E’ quanto si legge in un documento che il Sinodo delle due chiese – riunite fino ad oggi a Torre Pellice – trasmette all’attenzione delle chiese locali sul tema “Le Chiese e la globalizzazione”. “Esprimiamo – si legge nel documento – la nostra profonda avversione nei confronti dell’ingiustizia economica”, di cui “siamo partecipi e corresponsabili come cittadini dei paesi più ricchi della terra che dettano regole di vita e di morte ai paesi più poveri”. Alla luce di quanto è successo a Genova alle cui manifestazioni hanno aderito anche settori delle chiese evangeliche, il Sinodo ribadisce la necessità di elaborare nuove forme di manifestazioni. “L’opzione nonviolenta – si legge nel testo – appare imprescindibile non solo per scelte di principio ma anche per impedire che la violenza interponga uno schermo impenetrabile che rende impossibile la percezione, da parte dell’opinione pubblica a cui ci si rivolge, del messaggio e dei contenuti della denuncia”. Il documento auspica che le chiese valdesi e metodiste “si diano un serio programma di studio e di impegno” sui temi dell’economia e propone una serie di suggerimenti pratici: la possibilità di trasferire i propri fondi sulla Banca Etica; la partecipazione ai circuiti del commercio equo e solidale; l’adesione a campagne per l’orientamento critico dei consumi; la necessità di riesaminare i propri stili di vita per “orientarli in base a proposte di sobrietà, di solidarietà, di forme di donazioni periodiche e continuative”.