Attentati USA: nota del SIR

Non ci sono le parole per descrivere la tragedia di New York e di Washington, l’attacco coordinato di quattro aerei guidati da commandos suicidi, che ha provocato migliaia di vittime e certamente ha segnato un tragico passaggio nella storia del mondo. Con movimento unanime tutti nel mondo si sono stretti intorno alla nazione ed al popolo americano, per la prima volta nella sua storia colpito da un atto di guerra, nella sua popolazione civile e nei suoi simboli istituzionali. Le straordinarie perdite nelle borse mondiali dimostrano il disorientamento planetario, prima reazione emotiva per un attacco devastante al cuore della prima ed unica superpotenza mondiale. Mancano tuttavia allo stato rivendicazioni per un atto barbaro e mostruoso: la guerra al cuore degli Stati Uniti e del mondo civile non è più la guerra convenzionale. E’ un primo, mostruoso esempio della guerra del ventunesimo secolo, che mentre esplode sembra portarsi dietro ed elevare a potenza quelle decine di conflitti “locali”, che percorrono oggi il mondo ed hanno il loro epicentro tragico e dolente nella Terrasanta, insanguinata da più di mezzo secolo ed ancora oggi senza prospettive vicine di pacificazione.” “Accanto alla condanna, al dolore, alla preghiera, alla pietà ed alla solidarietà occorre allora interrogarsi sulle prospettive, sulle risposte strategiche. Le guerre si vincono, come insegnano gli stessi Stati Uniti, che per due (o, più esattamente, tre) volte hanno permesso nel secolo scorso in Europa e nel mondo l’affermazione della libertà e della democrazia sull’autoritarismo ed il totalitarismo, con il deterrente militare e con la forza della civiltà.” “Non basta vincere sul campo, occorre una prospettiva vera di sviluppo e di civiltà. Così è anche per questo nuovo conflitto, di fronte a questo nuovo nemico, spuntato all’alba del nuovo secolo, ma nutrito di tutti i peggiori fantasmi del vecchio. ” “Ecco allora la necessità della più ferma risposta, da parte di tutto il mondo civile, una risposta di civiltà. Ferma nelle misure repressive, per fare giustizia di tanta barbarie, per smascherare e ridurre all’impotenza l’aggressore, ma ferma nello stesso tempo ed a più forte ragione nell’impegno di rilanciare a livello planetario quelle prospettive di civiltà, di giustizia, di pace, di libertà, che nei secoli hanno fatto grandi gli Stati Uniti. Per una fetta di mondo questi temi sono patrimonio condiviso: ma per tanti, per troppi, sono ancora mete fuori portata. E’ qui la radice della prospettiva di una “guerra civile mondiale” che sembra nel criminale disegno che sta sotto il massacro delle due torri di New York. Non passeranno.” “