In risposta alle dichiarazioni odierne dell’ex ministro Livia Turco su un presunto “silenzio” della Caritas italiana e della Fondazione Migrantes a proposito del disegno di legge del governo sull’immigrazione, la Caritas italiana ribadisce la sua posizione, già espressa “a più riprese, sin dal luglio scorso”. “Ribadiamo dubbi e perplessità su alcune delle modifiche ventilate – scriveva la Caritas -, anche se continuiamo ad aver fiducia in un atteggiamento costruttivo e responsabile da parte di quelle forze di maggioranza più attente al fenomeno immigratorio”. In generale la Caritas lamenta l’impianto delle modifiche, “tutto sbilanciato verso la repressione dell’immigrazione clandestina, senza una debita attenzione agli aspetti connessi all’integrazione degli immigrati”. “Una repressione che è sì doverosa – ripete oggi la Caritas -, ma che dovrebbe essere anche attenta a non restringere le opportunità di inserimento regolare”. Anche rispetto alla modifica della figura dello “sponsor” (un datore di lavoro che richieda e garantisca per l’immigrato) la Caritas ha chiaramente e ripetutamente dichiarato che “significherebbe limitare fortemente quelle offerte di lavoro che vengono da singole realtà (famiglie per cura alle persone, aziende agricole di piccola entità, ecc.) che non rientrano nelle quote dei flussi. Va in proposito detto che attualmente lo sponsor è attivato con una richiesta di garanzie facilmente controllabili non solo al momento della domanda, ma anche nel tempo”. La Caritas non accetta soprattutto “la riduzione degli immigrati a pura forza lavoro”. “L’immigrato è prima di tutto una persona con una famiglia e delle relazioni – ricorda -. Ecco perché siamo contrari anche all’ipotesi di restringere le possibilità di ricongiungimento”. Diversi organismi e gruppi anche ecclesiali, compresa la Migrantes, hanno presentato critiche e suggerimenti concreti di miglioramento del disegno di legge.” “” “