DIALOGO INTERRELIGIOSO: CARD. BIFFI, ATTENZIONE A "OVVIETÀ" E "AMBIGUITÀ".

"La necessità del dialogo è quasi un’ovvietà", che presenta "qualche problema" nel rapporto tra non credenti e credenti e rischia di fare di Gesù Cristo "l’illustre vittima del dialogo interreligioso". A mettere in guardia da facili semplificazioni che possono rendere "ambiguo", se non "deviato" o "alienante", nel campo del dialogo interreligioso, il principio che "bisogna guardare più a ciò che ci unisce che a quello che ci divide" è stato il card. Giacomo Biffi, aprendo oggi a Bologna il convegno su "Multiculturalità e identità oggi", promosso dall’Istituto Veritatis Splendor. Riferendosi alla "Dominus Jesus", il documento della Congregazione vaticana per la Dottrina della Fede che l’anno scorso ha suscitato un ampio dibattito sul rapporto tra il cristianesimo e le altre religioni, l’arcivescovo di Bologna ha commentato: "Non era mai capitato – in venti secoli di cristianesimo – che si sentisse il bisogno di ricordare ai discepoli di Gesù una verità così elementare e primaria come questa: il Figlio di Dio fatto uomo, morto per noi e risorto, è l’unico necessario Salvatore di tutti. Evidentemente si è temuto che di questi tempi Gesù Cristo potesse diventare l’illustre vittima del dialogo interreligioso". I "fatti" del Vangelo, ha proseguito il relatore, non sono "trattabili", ma "culturalmente laceranti": "chi ‘crede’ non li può, restando logico, né attenuare, né mettere tra parentesi; chi ‘non crede’ non li può razionalmente accettare". Ecco perché, ha concluso il cardinale, "la risposta al problema se sia o no possibile un dialogo tra il credente e non credente non è semplice. Non c’è alcuna possibilità di intesa – ha detto – tra la fede e l’incredulità, considerate come atteggiamenti mentali e spirituali totalmente estranei e tra loro antitetici. Ma noi dobbiamo sempre cercare di avvalorare l’iniziale conformità a Cristo che si trova in ogni uomo. Senza dire che il non credente può essere portavoce inconsapevole dello Spirito Santo; sicché ‘ a priori’ non possiamo trascurare di ascoltarlo con qualche speranza; e, nel caso più fortunato, di convenire con lui".