"Di fronte al fenomeno dell’immigrazione, lo Stato non può sottrarsi al dovere di regolamentarlo positivamente con progetti realistici, che mirino al vero bene sia dei nuovi arrivati sia delle nostre popolazioni". Lo ha detto il card. Giacomo Biffi, aprendo oggi a Bologna il convegno su "Multiculturalità e identità oggi", promosso dall’Istituto Veritatis Splendor. "Poiché non è pensabile che si possano accogliere tutti ha spiegato l’arcivescovo di Bologna -, è ovvio che si imponga una selezione", che spetta allo Stato e non va "lasciata al caso o, peggio, alla prepotenza". I criteri di scelta per consentire l’accesso agli immigrati in Italia, secondo l’arcivescovo di Bologna, "non dovranno essere unicamente economici e previdenziali: criterio determinante dovrà essere quello della più facile integrabilità nel nostro tessuto nazionale o quanto meno di una prevedibile coesistenza non conflittuale". No, quindi, ad una sorta di "ecumenismo politico", che per Biffi sarebbe "astratto e imprevidente", nonché portatore "anche per il nostro popolo" di "un futuro di lacrime e di sangue". In merito al rapporto tra Chiesa e immigrazione, l’arcivescovo di Bologna ha precisato che "non è per sé compito della Chiesa e delle singole comunità risolvere i problemi sociali che la storia di volta in volta ci presenta. Noi non dobbiamo perciò nutrire nessun complesso di colpa a causa delle emergenze anche imperiose che non ci riesce di affrontare efficacemente". Dovere del popolo di Dio e di ogni battezzato, ha ribadito Biffi, è invece "far conoscere Gesù e il suo necessario messaggio di salvezza" a tutte le religioni (oltre che ai non credenti), senza "deroga alcuna". Partendo, ha concluso Biffi, dall’osservanza del comandamento dell’amore: "Di fronte a un uomo in difficoltà quale che sia la sua razza, la sua cultura, la sua religione, la legalità della sua presenza i discepoli di Gesù hanno il dovere di amarlo operosamente e aiutarlo a misura delle loro concrete possibilità