UCIP: MONS. ROUET, IL “VILLAGGIO GLOBALE È TOTALITARIO”

Perché la catastrofe di Bhopal in India, quando un’industria chimica di proprietà di una multinazionale ha causato oltre 20 mila morti, ha fatto molto meno scalpore degli attentati negli Stati Uniti? Perché Bhopal non ci ha fatto riflettere sui rischi della globalizzazione della produzione? Si è chiesto questa mattina a Friburgo, mons. Albert Rouet, vescovo di Poitiers, intervenuto al congresso mondiale dell’Ucip, l’Unione cattolica internazionale della stampa. ” “La ragione, ha risposto Rouet, sta nel fatto che il villaggio globale dà valore solo ai fatti che interessano o ai fatti che si accordano con la politica degli Stati che lo controllano. “Questa globalizzazione – ha spiegato – procede creando dei ‘dimenticati’; unifica escludendo; avvicina lasciando al lato della strada. La sua unità è un’illusione o tutt’al più un sogno, del quale però ha bisogno”. Ci si illude che la globalizzazione unifichi, in realtà il suo scopo è di insinuare sottilmente un pensiero unico. Il villaggio globale, ha sottolineato Rouet, è “un villaggio totalitario”.” “Il totalitarismo della globalizzazione, ha spiegato il vescovo di Poitiers, produce “una classe di persone ricchissime la cui attività principale consiste nel produrre globalizzazione: basti ricordare che l’83 per cento delle ricchezze della terra appartiene al 17 per cento della popolazione. La globalizzazione crea così disuguaglianza a favore di chi ne approfitta. L’unità diventa solo un pretesto”.” “Cosa fare per non soccombere a questa nuova forma di totalitarismo? “Prendere sul serio il pluralismo delle culture – ha risposto il vescovo – che alimenta lo scambio dei doni, la reciprocità”. All’informazione il compito di trasformarsi in “inter-formazione, capace di svegliare le coscienze per incontrare altre libertà”.” “