In particolare, per Ruini la denuncia del “fondamentalismo violento presente tra alcune popolazioni islamiche non può condurre ad ingiustificate identificazioni o confusioni tra ideologia della violenza e della guerra e religione musulmana, e nemmeno all’abbandono del dialogo e della ricerca della reciproca comprensione, anzi di una sincera collaborazione”. Come ha ricordato il Papa in Kazakhstan, “la religione non deve mai essere usata come una ragione di conflitto”, ed “il fanatismo e l’odio hanno radici diverse da quelle religiose” che “possono manifestarsi anche tra popolazioni cristiane, come oggi sta purtroppo avvenendo nell’Irlanda del Nord”. Sul versante opposto, Ruini ha invitato a “smascherare e superare” quella sorta di “pseudo-moralismo” che “tende a vedere negli Stati Uniti la causa e la sintesi dei mali del mondo”, in quanto “massima espressione di una civiltà e di uno sviluppo che sarebbero intrinsecamente e irrimediabilmente mendaci e malvagi”. L’11 settembre, per i vescovi, richiede infatti “una nuova definizione delle priorità della vita sociale, dei valori e dei comportamenti sia collettivi sia anche personali”. I nostri “stili di vita”, è la tesi del cardinale, di fronte alla gravità di ciò che è accaduto, sono stati “messi a nudo nella loro inconsistenza e mancanza di significato”, mentre “hanno ricevuto un forte impulso a riemergere quei contenuti di solidarietà e di generosità, di coraggio, di senso di una comune appartenenza e di un comune destino, di serietà della morte e della vita”, sui quali si può costruire “non una impossibile ‘sicurezza’ terrena, ma una migliore capacità di affrontare le sfide della vita e di costruire il proprio futuro”. Per il presidente dei vescovi, solo un collettivo e mondiale “esame di coscienza e una rinnovata assunzione di responsabilità” – che riguarda “tutte le dimensioni dell’esistenza, da quelle economiche a quelle affettive a quelle religiose e spirituali” – può far “intravedere una prospettiva di pace poggiata su più solidi fondamenti morali”.” “” “” “