La Chiesa non sta “scivolando su posizioni antioccidentali, e anche se “non è possibile alcuna identificazione della Chiesa con l’Occidente”, cioè non comporta il venir meno del “rapporto storico tra cristianesimo e cultura occidentale”. Lo ha detto il card. Camillo Ruini, presidente della Cei, aprendo oggi i lavori del Consiglio permanente della Cei, in svolgimento a Pisa fino al 27 settembre. “Soltanto sulla base di una fede cristiana viva e concretamente testimoniata in mezzo alle nostre popolazioni – è la tesi del cardinale – la cultura dell’Occidente, che rapidamente muta, potrà non allontanarsi definitivamente dalle sue radici cristiane, e anzi costruire con il cristianesimo dei rapporti rinnovati”, a partire proprio da “un dialogo sereno” della Comunità ecclesiale “con ogni significativo rappresentante di questo contesto culturale”. La disamina di Ruini è partita da un’analisi del “dopo G8”: i “fenomeni di violenza contro persone e cose” che hanno accompagnato il recente vertice di Genova e altre manifestazioni antiglobalizzazione, ha ribadito il cardinale, “sono e rimangono inammissibili e la loro valutazione sia morale sia giuridica e penale non può essere resa meno severa facendo appello agli scopi per cui verrebbero compiute”. Il presidente della Cei ha messo, inoltre, in guardia dall'”equivoco che parifica alla violenza il ricordo all’uso della forza da parte dei responsabili dell’ordine pubblico”, a patto che esso avvenga “nel rispetto delle normative”. Riguardo alla “vivace dialettica” che, anche tra i cattolici, ha suscitato la partecipazione di numerose organizzazioni cattoliche al vertice di Genova, Ruini ha definito “non giustificate e non accettabili” alcune contestazioni del magistero dei vescovi, spesso preda di “confusioni e malintesi”. La “solidarietà verso i popoli più poveri della terra”, ha sottolineato il cardinale, è un principio irrinunciabile del magistero della Chiesa, oltre che “una fondamentale esigenza etica, a cui devono corrispondere scelte economiche e politiche coerenti”.