“Mentre tutti tentano di mostrare i muscoli e venti di guerra soffiano sul nostro pianeta, lui, il Papa, imperterrito, fragile, senza divisioni, approda nell’Eurasia” e qui “incontra i giovani”. “E’ ancora Lui, il papa di Tor Vergata, che non si abbasserà mai a dire ai giovani: ‘ai miei tempi’, a buttare in faccia le debolezze della vita, a spegnere le piccole speranze, ingenue e fragili. Per i giovani ha sempre e solo parole di grande dignità”. Così don Domenico Sigalini, responsabile del servizio nazionale per la pastorale giovanile della Cei commenta per il Sir le parole pronunciate ieri dal papa ai giovani dell’università di Astana in Kazakhstan. Don Sigalini sottolinea la fiducia che il Santo Padre ha nei giovani. “Se ci rivolgessero la stessa domanda che hanno fatto a lui – dice – noi diremmo: siete una preoccupazione, non siete capaci di coerenza, siete svogliati nello studiare”. “Per il papa invece – osserva Sigalini – i giovani non sono massa di manovra, non sono statistiche, non sono contemporanei da cui difendersi, non sono bastardi perditempo, ma ‘i chiamati ad essere artefici di un mondo migliore’. Non sono solo parole per blandire, per accontentare, per lasciare nella solitudine, ma per fare salti di qualità”. “In kazako – aggiunge il responsabile della pastorale giovanile della Cei – ‘ti amo’ significa ‘io ti guardo bene, ho su di te uno sguardo buono’, proprio quello di Dio su ogni giovane”. Anche ai giovani di Astana, il Santo Padre ha ripetuto che solo in Gesù di Nazaret “l’uomo trova pienezza di autorealizzazione e di felicità”. “E questa fede – conclude don Sigalini – darà a tutti basi sicure per costruire l’edificio della vita e del mondo. E’ un messaggio che può far bene a tutti i giovani italiani oggi che sperano ancora di essere le sentinelle di un mondo di pace e non di guerra”.