PAPA IN ARMENIA: A KAREKIN II, GRAZIE PER QUESTO “SEGNO D’AMORE”

“E’ la prima volta che il Papa di Roma, durante l’intero suo soggiorno in un Paese, dimora nella casa di un suo Fratello, che presiede ad una gloriosa Chiesa d’Oriente, e con lui condivide la vita quotidiana sotto lo stesso tetto”. Così Giovanni Paolo II, arrivato oggi in Armenia, seconda tappa del suo 95° viaggio apostolico, ha salutato il Catholicos patriarca supremo di tutti gli armeni, Karekin II, suo ospite per tutta la durata del soggiorno in Armenia, fino al 27 settembre. Il gesto di ospitalità del Catholicos, per il Papa, è un “segno di amore” che “parla al cuore di tutti i cattolici di profonda amicizia e di carità fraterna”. Sostando in preghiera nella cattedrale di Etchmiadzin, Giovanni Paolo si è rivolto a tutto il popolo armeno, ricordandone la “perseveranza” nella fede, “nonostante le sofferenze e lo spargimento di sangue di ieri e di oggi, che la vostra storia travagliata ha richiesto come prezzo della vostra fedeltà”. Arrivando questa mattina all’aeroporto di Jerevan, capitale dell’Armenia, il Papa si era già rivolto a Karekin II, che faceva parte della delegazione di accoglienza del Pontefice: “Senza il suo incoraggiamento – aveva detto al Catholicos rivolgendogli un “abbraccio fraterno” – io non sarei ora qui, come pellegrino in viaggio spirituale per onorare la straordinaria testimonianza di vita cristiana offerta dalla Chiesa apostolica armena lungo tanti secoli, e soprattutto nel ventesimo secolo, che per voi è stato un tempo di indicibile terrore e sofferenza”. “Il passato dell’Armenia – ha ricordato poi il Santo Padre al presidente della repubblica armena, Robert Kotcharian – è inseparabile dalla sua fede cristiana”, aggiungendo che “la pace può essere costruita solo sulle solide fondamenta del rispetto reciproco, della giustizia nelle relazioni fra comunità diverse, e nella magnanimità da parte dei forti”. ” “” “