“In Pakistan, nessuno vuole la guerra. Siamo dispiaciuti per gli attentati a New York e Washington, ma dovrebbe essere chiaro che decisioni che coinvolgeranno il mondo intero dovranno essere accettate da tutti. Altrimenti, sarà la legge della giungla” E’ la tesi di Farhat Rahaman, pakistana, responsabile, a Peshawar, di un progetto di sviluppo comunitario dell’Aifo, l’Associazione italiana Amici di Raoul Follereau. ” “Secondo Rahaman, infatti, “la gente, in Pakistan, ritiene che questa tragedia sia stata pianificata, ma che, prima di pensare a qualunque punizione, debba essere conosciuto con certezza il colpevole. Altrimenti, ad un terrorismo ne seguirà un altro ancora più grande”. “Tutte le Guerre Sante, nell’Islam, hanno delle ragioni concrete alle spalle – spiega la responsabile del progetto Aifo – e non sono fatte solo per il gusto di uccidere delle persone nel nome di Allah”. Tuttavia, al momento, “non sussistono valide ragioni per una guerra santa. Ma che cosa la situazione ci presenterà domani, quali saranno le ragioni, le motivazioni per una eventuale guerra santa, questo si deciderà nei prossimi giorni, a seconda dei fatti che accadranno”. “Tali gravi azioni di guerra – prosegue Rahaman – non dovrebbero essere guidate dall’emozione. La gente, qui, non vuole la guerra, ma se questa acquisterà l’aspetto di Guerra santa, tutto mondo islamico potrebbe essere coinvolto e ne nascerebbe un conflitto che coinvolgerebbe il mondo intero”. ” “”Noi preghiamo perché questo non accada. Speriamo in una soluzione pacifica e raccomandiamo che gli attuali criminali ricevano la massima punizione per la loro azione affinché nessuno compia nuovamente tali crudeltà. Ma è ancora da decidere, da chiarire, chi è dietro i fatti dell’11 settembre” .” “” “