CEI: CONSIGLIO PERMANENTE: MONS. LAFRANCONI, PIÙ “SOSTEGNO SOCIALE” ALLE FAMIGLIE, ANCHE A QUELLE “IN DIFFICOLTÀ”

Oggi c’è bisogno di più “sostegno sociale” alle famiglie, che, oltre ad essere la “struttura portante” della comunità ecclesiale, sono anche “un istituzione naturale che va conosciuta, valorizzata ed apprezzata nella sua valenza sociale”. Lo ha detto al Sir mons. Dante Lafranconi, presidente della Commissione episcopale per la famiglia e la vita, in margine al prossimo incontro delle famiglie italiane con il Papa (Roma, 20 e 21 ottobre), tra gli argomenti all’ordine del giorno del Consiglio permanente della Cei, che si conclude domani a Pisa. “La Chiesa – ha precisato il vescovo – fa una chiara e netta distinzione tra le famiglie fondate sul matrimonio e le altre forme di convivenza, che però non esclude l’attenzione, molto concreta e in atto da tempo sul piano pastorale, alle famiglie in difficoltà o in situazioni irregolari”. Qualsiasi crisi o fallimento matrimoniale, ha sottolineato infatti Lafranconi, “non viene mai vissuto alla leggera, perché si ripercuote sull’educazione dei figli, sulla grande valenza che la famiglia dà ai rapporti tra le persone, agli affetti, alle relazioni sociali”. Di qui la necessità di “andare incontro” alle famiglie in difficoltà, anche attraverso “percorsi di accompagnamento” messi in atto, sul territorio e nelle diocesi, da gruppi familiari che “le aiutino a creare rapporti di serenità, di scambio, di fiducia in grado di prevenire le crisi o di sostenere le coppie, in un atteggiamento di aiuto e di rispetto reciproco, quando si trovano a gestire un fallimento”. Sul piano sociale, ha concluso il vescovo, “è importante che si prenda coscienza del fatto che la famiglia è una risorsa valida e importante per la società e per il benessere sociale. Se la famiglia non viene riconosciuta nel suo impegno educativo, nel compito di assistenza che svolge nei riguardi di anziani e ammalati, nel sostegno ad altre famiglie o coppie che si trovano in situazioni di disagio, produce un grosso impoverimento della società, sovraccaricando di impegni e servizi tutte quelle istituzioni nate per sostenere, ma non per sostituirsi alla famiglia”.