“Proteggere l’umanità e prevenire la guerra”: è questo l’appello lanciato da Usha Nayar, vice rettore dell’Università di Mumbai (India) e responsabile dell’Ong Tash (Tecnologia per lo sviluppo sociale ed umano), a tutti gli operatori sociali attraverso l’Aifo, Associazione italiana amici di Raoul Follereau, per contrastare il richiamo alla guerra, come risposta agli attentati negli Stati Uniti. “Questa guerra – avvisa Usha Hayar – non sarà come le guerre precedenti, probabilmente si useranno armi di distruzione di massa, che devasteranno ogni forma di vita. Ci saranno danni ecologici ed il loro impatto in termini di tempo e di spazio saranno profondi e dureranno per molti anni”. Soprattutto, “persone indifese saranno facili bersagli ed altri innocenti soffriranno”. Per questo, secondo Usha Nayar, è necessario chiedersi: “È questa la soluzione del problema? Preparare in una maniera organizzata altre morti innocenti, minare l’equilibrio mentale di bambini costretti a testimoniare guerre, creare rabbia, agonia e rivalità tra giovani che devono sviluppare la loro creatività e realizzare i loro sogni?”. Piuttosto, “non sarebbe meglio creare altre opzioni per rispondere al terrorismo?”. Ecco perchè, “gli operatori sociali – propone il vice rettore dell’Università indiana – oggi più che mai devono far sentire la loro voce, quella della ragionevolezza” ed invitare “i capi di stato a non distruggere la pace e la prosperità”. Da qui l’impegno a convincersi che “vincere – continua – questa guerra significherà compiere azioni orribili: costringere alla morte per fame i bambini di molte terre, portare via persone giovani, creare malattie e morte tra gli esseri umani e peggiorare le condizioni del pianeta”. E, poi, al di là del pensare comune, che “un musulmano o un appartenente a qualunque altra religione o nazionalità non è un terrorista” e che ” la violenza è sempre inumana e brutale indipendentemente da chi la compia”.