E’ ancora una volta un anno cruciale per la scuola, questo che si sta aprendo. Per (almeno) due ordini di motivi. Uno è di ordine interno sui temi scottanti del reclutamento e della gestione del corpo docente e dell’articolazione dei cicli. L’altro che attiene alla questione strategica, tante volte posta, del ruolo e del rilievo del sistema educativo nella società, con il collegato tema del rapporto tra il sistema statale e quello privato del sistema pubblico di istruzione. I due piani sono evidentemente connessi, hanno un grande rilievo politico e sociale. Da ultimo lo si è toccato con mano nella precedente legislatura: è molto facile per i governi “scottarsi” con i problemi della scuola. Ma nello stesso tempo non è possibile restare fermi. ” “Il gran corpo degli insegnanti è un po’ la metafora di una evoluzione sociale che è da tempo in atto e che reclama comunque di essere governata. Ne sono risultati fortemente logorati non soltanto la posizione economica, ma anche lo status. La scuola infatti è sempre più percepita come un grande parcheggio di socializzazione, piuttosto che una essenziale agenzia culturale. Con gravi conseguenze sul tono complessivo della vita sociale.” “D’altra parte un necessario processo di cambiamento non può che partire dalle grandi risorse presenti nel corpo della scuola italiana, oltre che dalla sua stessa identità e dal suo standard qualitativo medio complessivo, che non è certamente inferiore a quello degli altri paesi europei, per non parlare degli Stati Uniti.” “Certo è tutto difficile e complicato. Sul cruciale problema del reclutamento, della gestione e della valorizzazione del corpo docente, che si intreccia con quello dell’apparato burocratico centrale e periferico del ministero, una somma di interessi e di rendite di posizione si sono accumulate proprio sulle sacche di maggiore inefficienza: il sistema del concorso è sempre stato l’ultimo e residuale criterio di reclutamento ed il cosiddetto “precariato” è un prezioso serbatoio di manovra. Anche per quanto riguarda programmi e cicli, si è sviluppata senza pilotaggio una logica dell’affastellamento, dell’estrinseca imitazione e della giustapposizione di vecchio e nuovo. Di più, lo sviluppo di un sistema di istruzione pubblico ed integrato, con la partecipazione anche delle scuole non statali, ed il conseguente loro sostegno, è oggetto di una polarizzazione politico-ideologica degna certamente di miglior causa. ” “Certo, è un dossier difficile e complicato, ma è il momento del cambiamento e della partecipazione orientata alla concretezza, cioè alla assunzione ciascuno delle proprie, precisa responsabilità. E’ il momento di lavorare tutti insieme per la scuola di tutti.” “” “” “