Mons. Martin ha invitato, in particolare, i responsabili delle comunità religiose a dare il loro contributo alla lotta contro il razzismo: citando ancora il recente appello del Papa ” a tutti i credenti”, l’esponente della Santa Sede ha osservato che “le religioni troppo spesso sono state utilizzate come mezzo per favorire più profonde divisioni politiche, economiche o sociali. I leader religiosi devono ricordare che tutte le religioni per loro natura chiamano all’unità della razza umana”. “Recenti esperienze di dialogo religioso – ha fatto notare Martin – offrono la speranza di una più profonda comprensione tra le religioni. In molti conflitti recenti, in fatti, l’unità mostrata dai leader religiosi è stata un fattore importante di prevenzione o riduzione del conflitto e di promozione della riconciliazione”. Nella lotta contro il razzismo, secondo l’esponente della Santa Sede, gioca “un ruolo fondamentale” l’educazione, e soprattutto la famiglia, che “deve essere la prima comunità di apertura, accoglienza e solidarietà, la prima scuola in cui le radici del comportamento razzista vengono fermamente rifiutate”. Una “speciale responsabilità”, inoltre, spetta ai mass media, che hanno il compito di “evitare ogni provocazione di sentimenti razzisti. Ogni forma di stereotipo o tentativo di incitare rifiuto od odio attraverso la discriminazione razziale deve essere decisamente respinto al suo primo apparire”. Martin si è rivolto, infine, ai migranti e ai rifugiati, spesso vittime “discriminazioni razziali, intolleranza, sfruttamento e violenza”, augurandosi che la Conferenza di Durban “costituisca una chiara riaffermazione dei fondamentali diritti umani di tutti i migranti, indipendentemente dalla loro condizione di immigrati”. ” “” “” “” “