Il razzismo è “un peccato, una bugia, un concetto deliberatamente inventato per creare divisioni nell’umanità”, e “un vero credo religioso è assolutamente incompatibile con atteggiamenti e pratiche razzisti”. Lo ha detto mons. Diarmuid Martin, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra, intervenendo ieri alla Conferenza mondiale contro il razzismo, in corso a Durban, in Sudafrica, fino al 7 settembre. “Senza una conversione individuale e collettiva dei cuori e degli atteggiamenti – ha proseguito Martin – le radici dell’odio, dell’intolleranza e dell’esclusione non verranno eliminate”. Non si tratta certo di “un processo facile”, ha fatto notare l’esponente della Santa Sede riferendosi ai lavori preparatori della Conferenza, ma al contrario di un processo che richiede di “esaminare la realtà della storia, non per rimanere intrappolati nel passato, ma per essere capaci di cominciare a costruire onestamente un futuro differente”, come ha invitato a fare il Papa durante l’Angelus del 26 agosto scorso. “La purificazione della memoria – ha sottolineato Martin – richiede che valutiamo onestamente la nostra storia personale, comunitaria e nazionale e ammettiamo quegli aspetti meno nobili che hanno contribuito alla marginalizzazione di oggi, ma in modo tale da rinforzare il nostro desiderio di fare dell’era della globalizzazione un’era di incontro, inclusione e solidarietà” (segue).