“Incoraggiare il nuovo governo” di Kabul per “una pacificazione di tutto l’Afghanistan” e superare le “tensioni” tra India e Pakistan: questi alcuni “suggerimenti” del Papa a favore della pace internazionale, per costruire la quale è necessario che non “passino inosservate” situazioni come quelle dell’Africa, insanguinata da ben 17 conflitti, e dell’America Latina, alle prese con “disuguaglianze sociali, narcotraffico, fenomeni di corruzione e di violenza armata” che “rischiano di minare le basi della democrazia e gettare discredito sulla classe politica”. In Argentina, ha fatto notare in particolare il Papa, si è assistito a “pubblici disordini, che hanno dolorosamente colpito vite umane”: una situazione, questa, “difficile” ma “non irreversibile”, che “può essere superata con l’apporto di tutti”, a patto però di “accantonare gli interessi personali o di parte, e promuovere, con tutti i mezzi legittimi, l’interesse della nazione, tornando ai valori morali, come pure il dialogo aperto e franco e la rinuncia al superfluo in favore di quanti si trovano stretti da bisogni d’ogni sorta”. Giovanni Paolo II ha concluso il suo discorso riferendosi ancora una volta alla “pedagogia del perdono” come compito irrinunciabile delle religioni, ma anche dei governi, chiamati a difendere alcune priorità, come “la promozione della famiglia, l’eliminazione della povertà, il rispetto dei diritti dell’uomo in ogni circostanza, il disarmo, la lotta contro le grandi malattie e l’accesso dei più poveri alle cure e alle medicine di base, la salvaguardia dell’ambiente, l’applicazione rigorosa del diritto e delle convenzioni internazionali”. ” “” “