Pubblichiamo il testo integrale della nota Sir di questa settimana – Ha colto nel segno il passaggio sull’Europa nel tradizionale discorso al Corpo diplomatico. Il Papa ha obbligato tutti a riflettere sulla qualità e sulla direzione delle istituzioni dell’Unione.
Il momento è propizio per due ordini di considerazioni. La prima è relativa alla storia istituzionale dell’integrazione. E’ indubbio che l’euro segna una tappa. Conferma la bontà di una intuizione “funzionale”, ma reclama un quadro ulteriore.
La seconda è di ordine etico e culturale e attiene al tema della “civiltà”. Possono i partner europei evitare di interrogarsi sul futuro della società europea? Ci si può permettere, oggi e soprattutto guardando al futuro, una reticenza che rischia in prospettiva di diventare un semplice accucciarsi in orizzonti bassi?
Il Papa è stato molto chiaro: non avanza alcuna pretesa “egemonica” e peggio revisionista a proposito della “giusta laicità” degli Stati. Non reclama alcun privilegio. Ma obbliga a riflettere, pone il problema.
Nel merito possono venire risposte positive: nel lavoro della Convenzione e più ampiamente nella definizione della governance dell’Unione considerare le Chiese partner irrinunciabili e dunque coinvolgerle organicamente nel processo di sviluppo istituzionale non sembra porre problemi irrisolvibili. Certo questo significa sviluppare davvero il principio di sussidiarietà, senza per questo arrivare ad una caricatura frammentata del pluralismo.
Siamo così al secondo tema, alla constatazione della povertà del dibattito etico e politico sul futuro dell’Europa e della civiltà europea: addirittura la parola spaventa: basti vedere i temi della famiglia e della vita. Tutto sembra ridotto ad alcune formule retoriche o all’automatismo dei processi economico-funzionali. Certo per questa strade segna il passo anche la definizione di uno spazio politico europeo che non sia semplicemente sommatoria di partiti nazionali.
Il discorso sulla politica, sulla grande politica, che è stata cinquant’anni fa all’origine dell’avvio del processo comunitario oggi ritorna come la constatazione di una improrogabile necessità: politica infatti significa anche responsabilità.
Perché c’è anche un terzo tema implicito nel discorso del Papa. Accanto all’azione della Santa Sede, a quella delle Chiese come istituzioni, non si può non pensare al ruolo dei cattolici, nella politica, nella società civile, singolarmente e associati. E’ lo spazio della libertà, della responsabilità, della creatività, in particolare dei laici. Qui ci sono molti investimenti da fare, valide esperienze da recuperare, nuove frontiere da aprire. Ci sono molte pagine nuove da scrivere. Con urgenza.