Pubblichiamo il testo integrale della nota settimanale del Sir – L’equazione del Papa è elementare, anche se certo sconvolgente: “non c’è pace senza giustizia e giustizia senza perdono”. E’ il messaggio di Natale e di inizio anno, è il senso di un percorso che prosegue dal Giubileo: “in un mondo globalizzato, dove le minacce alla giustizia e alla pace si ripercuotono su larga scala a danno dei più deboli, si impone un mobilitazione globale delle coscienze. Il Grande Giubileo del Duemila ne ha posto le basi: non bisogna scoraggiarsi di fronte alle prove della storia, ma perseverare nell’impegno di orientare nella direzione giustizia le scelte personali, familiari e sociali, come pure le grandi linee dello sviluppo nazionale ed internazionale”.” “Chiarissimo, come sempre il Papa. Non teme di schierarsi, dalla parte dei più deboli, nella “direzione giusta”, esortandoci a non stancarci mai, pagando di persona, ma aprendoci orizzonti impensati e concreti. E ponendoci un legittimo dubbio: non stanno forse qui, in questa logica che Giovanni Paolo II si ostina a definire quella della “civiltà dell’amore”, le radici di quel “nuovo ordine mondiale”, di quella “libertà duratura” oppure addirittura di quella “giustizia infinita”, incauta e poi abbandonata denominazione dell’operazione attualmente in corso in Afghanistan?” “Attenzione: quello del Papa non è il registro dell’utopia, della predicazione. Piuttosto è l’invito ai decisori politici a un necessario colpo d’ala, senza il quale le situazioni – e quella della Terrasanta ne è il più parlante esempio – non possono che incancrenirsi. Tanto più in un mondo globalizzato e “asimmetrico”, come ha dimostrato con tutta evidenza l’evoluzione della guerra in Afghanistan, rapidissimamente conclusa dal punto di vista militare, ma da consolidare pazientemente su quello etico-politico.” “La logica di pace e di futuro di Giovanni Paolo II si applica anche all’Italia ed all’Europa. A Natale il Papa ci ha ricordato la necessità di “rapporti sempre più costruttivi fra le diverse componenti sociali”. Ha detto che la “cara” nazione italiana “ha bisogno di concordia e dell’apporto operoso di tutti per poter esprimere nel modo migliore le sue grandi potenzialità”. A Capodanno ha salutato l’euro come tappa di sviluppo, perché “crescano in tutta Europa la giustizia e la solidarietà”. Non per l’Europa soltanto, ma “a vantaggio dell’intera famiglia umana”.” “I venditori di almanacchi ricordano che la cifra di questo nuovo anno è palindromica, si può leggere cioè nei due sensi. Nessun dubbio insomma che siamo nel 2002. Nessun dubbio anche che c’è molto da fare per dare le necessarie gambe a questo disegno che Giovanni Paolo II pervicacemente ci ripropone e tiene insieme i grandi orizzonte planetari, il necessario impegno sociale e politico e le scelte di vita concreta di tutti e di ciascuno.” “” “” “