CONSIGLIO PERMANENTE: CARD. RUINI, LA QUESTIONE ANTROPOLOGICA “METTE IN CRISI” L’ANIMA

“Alle grandi questioni politico-istituzionale e sociale, che ci hanno accompagnato per oltre due secoli”, si è oggi affiancata una “assai più radicale questione antropologica, che appare destinata a diventare sempre più acuta e pervasiva e che chiama in causa in maniera quanto mai diretta la fede cristiana”. Ne è convinto il card. Camillo Ruini, presidente della Cei, che aprendo oggi, a Roma, i lavori del Consiglio permanente dei vescovi italiani ha fornito un’analisi per così dire, “filosofica” di come è cambiato oggi il modo di concepire la persona umana: “ormai tramontato”, infatti, il “dualismo” tra anima e corpo, “non è subentrata una concezione dell’unità dell’uomo che ne salvaguardi il carattere unico e trascendente”, ma al contrario sono emersi “orientamenti fortemente naturalistici” o materialistici. Per non parlare, poi, delle “filosofie della mente” oggi in voga, frutto per Ruini di alcune “interpretazioni degli sviluppi delle scienze e delle tecnologie” che ritengono “ormai improponibile ogni ipotesi di una dimensione propriamente spirituale del nostro essere e di una sopravvivenza dopo la morte”. Tutte posizioni, queste, che secondo il presidente della Cei “mettono radicalmente in questione la sostanza stessa della nostra fede” e rischiano di portare ad uno “svuotamento della dimensione spirituale e trascendente ed alla negazione della persistenza della nostra vita dopo la morte”; la stessa “centralità del soggetto umano, punto di riferimento della moderna civiltà”, in questa prospettiva “sarebbe consegnata ad un inevitabile tramonto”. Quelle che negano la trascendenza dell’uomo e la vita eterna, per Ruini, sono sfide “non soltanto teoriche”, che in campo biologico, medico e informatico arrivano fino alla “modifica dei nostri stati mentali” tramite le “intelligenze artificiali”, le nuove tecnologie – che “stanno sempre più appropriandosi del nostro corpo” – e le “tecnologie della mente”, che “potenziano, ma anche reprimono le nostre possibilità di esprimersi”. Di qui la necessità, per i cristiani, di una “coscienza morale che tenga fermo il proprio riferimento alla dignità inviolabile del soggetto umano in ogni circostanza e in ogni fase della sua esistenza”. ” “” “