COMUNICAZIONI SOCIALI: IL PAPA, “INTERNET SIA STRUMENTO PER IL BENE COMUNE, LA PACE E LO SVILUPPO” (2)

I rischi dell’utilizzo di Internet, osserva Giovanni Paolo, nascono dal fatto che la sua caratteristica essenziale “consiste nel fornire un flusso quasi infinito di informazioni, molte delle quali durano solo un attimo”, per cui in una cultura “che si nutre dell’effimero, si può facilmente correre il rischio di credere che siano i fatti a contare piuttosto che i valori”. “Nonostante il suo enorme potenziale di bene – avverte Giovanni Paolo II -, alcuni modi degradanti e dannosi di utilizzare Internet sono noti a tutti e le autorità pubbliche hanno di certo la responsabilità di garantire che questo strumento meraviglioso serva il bene comune e non divenga dannoso”. Il Papa nota anche come Internet ridefinisca in modo radicale “il rapporto psicologico di una persona con lo spazio e e con il tempo”, puntando l’attenzione su “ciò che è tangibile, utile, subito disponibile”. Così può venire a mancare però “lo stimolo a un pensiero e a una riflessione più profondi, mentre gli esseri umani hanno bisogno vitale di tempo e di tranquillità interiore per ponderare ed esaminare la vita e i suoi misteri e per acquisire gradualmente un maturo dominio di sé e del mondo che li circonda”. “La comprensione e la saggezza – sottolinea – sono il frutto di uno sguardo contemplativo sul mondo e non derivano dalla mera acquisizione di fatti, seppur interessanti. Sono il risultato di un’intuizione che penetra il significato più profondo delle cose in relazione fra loro e con tutta la realtà”. In tale contesto, si chiede Giovanni Paolo II, “in che modo dobbiamo coltivare quella saggezza che non deriva dall’informazione, ma dall’intuizione, quella saggezza che comprende la differenza fra giusto ed errato e sostiene la scala di valori che deriva da tale differenza?” E avverte: “Rapporti mediati elettronicamente non potranno mai prendere il posto del contatto umano diretto, richiesto da un’evangelizzazione autentica”. Inoltre, se da un lato la rivoluzione elettronica “ha in sé la promessa di grandi progressi per il mondo in via di sviluppo”, esiste “anche l’eventualità che aggravi di fatto le ineguaglianze esistenti poichè il divario dell’informazione e delle comunicazioni si fa più profondo”. Da qui la richiesta di “garantire che la rivoluzione dell’informazione e delle comunicazioni” operi per “servire la causa della pace” e a favore della “globalizzazione dello sviluppo umano e della solidarietà”. ” “” “” “