NOTA SETTIMANALE

Pubblichiamo il testo integrale della nota Sir di questa settimana – Giustizia, lavoro, questioni istituzionali, scuola: su molti importanti temi si discute di riforme, si dibatte su progetti, si sviluppa lo scontro politico.” “E sembra questa la cifra dominante: uno scontro che risuscita il gusto da sempre radicato negli italiani, la divisione partigiana in campi contrapposti. Tutto questo genera un grande rumore, al riparo del quale si corroborano gli interessi, si consolidano le rendite, con buona pace del “bene comune”. Istituzioni deboli, interessi forti ma non sempre esprimibili, discorso politico roboante e poco concludente, mentre sempre più cittadini comuni staccano la spina. E’ questo il panorama?” “La domanda merita di essere posta con preoccupazione. Ma non basta porla alla politica, alle forze politiche: da anni ormai è finita quella “centralità della politica” che aveva caratterizzato il nostro paese. Né basta porla genericamente alla società civile, nozione che, nonostante tentativi anche generosi come l’ultima settimana sociale dei cattolici italiani, resta generica ed ambigua.” “In questo senso l’intervento del cardinale Ruini al Consiglio Permanente della Cei offre un contributo prezioso: “ciò che sembra meglio rispondere agli interessi reali del paese, e in concreto delle persone e delle famiglie, ha detto, è un percorso di riforme che si sviluppi con il consenso più vasto possibile, senza pregiudiziali ideologiche e scontri di bandiera e al contempo senza rinunciare ad introdurre quelle modifiche normative che siano richieste dalle reali trasformazioni dell’economia e del lavoro”. Tenendo presente che “ogni cambiamento va comunque realizzato in una prospettiva di effettiva solidarietà tra le diverse componenti sociali ed aree geografiche della nazione”.” “Si tratta insomma di mettere in relazione, oltre il primitivo e binario sistema dello scontro (che diverse forze politiche hanno tutto l’interesse a riproporre per la povertà di altri riferimenti), gli interessi, le attese, le esigenze delle tante Italie, di questa società che pure tutti gli osservatori sottolineano essere assai vitale. Assai vitale, ma suscettibile, per carenza di “governabilità”, di entropia, cioè di inerzia e di opacità. Al contrario l’innovazione è necessaria, ma per essere produttiva deve essere il risultato di un circuito virtuoso che mette in movimento tanti soggetti, li valorizza, li rilancia. ” “Tutto questo non può essere prodotto per decreto. Occorre investire, pagare dei costi iniziali. Occorre anche dare dei segnali, offrire dei buoni esempi. Non potrebbe essere questo il ruolo dei cattolici in quest’epoca di passaggio, di contraddizioni, ma anche di scelte decisive? E’ tempo di cominciare a prendere la parola. ” “