“Che tristezza l’edificio in cui ci si riunisce per la preghiera, i sacramenti, l’adorazione continua dell’Eucaristia, considerato come semplice luogo pubblico e polifunzionale, un auditorium serale e notturno, uno spazio per mostre e rappresentazioni teatrali. E che dire di concerti organizzati nelle chiese (anche a pagamento) da Istituzioni ed Organizzazioni civili, dove strumenti, musicisti, cantori, telecamere occupano l’intero presbiterio senza alcun rispetto per l’altare?” Questo l’amaro sfogo del vescovo ausiliare di Napoli, mons. Enzo Pelvi, pubblicato sul prossimo numero del settimanale diocesano Nuova Stagione, dopo la presentazione del programma del Maggio dei Monumenti 2002, in conferenza stampa, il 18 gennaio. In quell’occasione l’assessore comunale Giulia Parente ha annunciato tre concerti il 27 aprile, il 4 e 6 maggio, rispettivamente nella cattedrale, nella basilica di S. Lorenzo Maggiore ed in quella di S. Maria della Sanità. Questo programma era stato inviato dal Comune il 15 pomeriggio alla Curia arcivescovile. Già il 16 gennaio, attraverso una risposta schematica della Curia, e poi il 18 mattina, prima della conferenza stampa, attraverso una missiva, inviata via fax da mons. Pelvi, si sottolineava che non è mai esistita alcuna intesa con la diocesi riguardo il programma del Maggio (c’era anche la pretesa da parte del Comune di cambiare il tradizionale percorso della processione di S. Gennaro). Soprattutto si comunicava di non concedere l’autorizzazione ai tre concerti nelle chiese sulla base degli orientamenti previsti dalla normativa fissata dalla Congregazione per il Culto Divino del 1987 e dall’Ufficio Culto Diocesano. ” “Nel suo editoriale su Nuova Stagione, il vescovo ausiliare, di fronte all’atteggiamento dell’Amministrazione locale, costatando, oltretutto, come la richiesta crescente di concerti in diocesi, susciti non poche perplessità nei parroci e reazioni e biasimo da parte dei fedeli, si chiede: “Gli artisti, che si esibiscono in chiesa, sono scelti in base ad una valutazione di spettacolarità e gradimento sociale o, anche, per la personale testimonianza di valori evangelici? In realtà, un pastore resta il garante della santità del luogo, della destinazione ad atti di culto cattolico, come pure dovrà ritenersi custode di tutto quello che, con la benedizione, acquista una specie di carattere sacro permanente”. ” “