TERRA SANTA: DALL’EGITTO UN APPELLO PER LA PACE DEI LEADER RELIGIOSI

“Nel nome di Dio Potente, Misericordioso e Compassionevole, noi leader religiosi, musulmani cristiani ed ebrei, preghiamo per la vera pace in Gerusalemme e in Terra Santa e dichiariamo il nostro impegno per la cessazione della violenza e dello spargimento di sangue che negano il diritto alla vita e alla dignità”. Con queste parole inizia “La prima dichiarazione di Alessandria dei leader religiosi della Terra Santa”, giunta al termine del summit “senza precedenti”, iniziato nella capitale egiziana il 21 gennaio, presieduto dall’arcivescovo di Canterbury George Carey e promosso dal Patriarcato di Gerusalemme. In sette punti gli esponenti delle tre religioni si impegnano a usare la loro autorità religiosa e morale per porre fine alla violenza e riaprire il processo di pace. “La Terra Santa è santa per tutti noi, cristiani musulmani ed ebrei”, commenta Carey. “Abbiamo il dovere di fare tutto quello che possiamo per renderla terra di pace e armonia”. “Uccidere innocenti in nome di Dio è una dissacrazione del suo santo nome”, si legge nella dichiarazione, “e diffama la religione nel mondo”. La violenza è “un male” da fermare, “cercando di vivere insieme come vicini nel rispetto dell’integrità storica e religiosa di ciascuno”. Riferimento esplicito è riservato ai luoghi santi, che “devono essere preservati nella loro santità e integrità”. Un appello è riservato ai leader politici di entrambe le parti a “lavorare per una giusta, sicura e durevole soluzione”, per un “cessate il fuoco”, la “fine delle restrizioni” e la “ripresa dei negoziati”. “Cerchiamo di creare un’atmosfera dove le presenti e future generazioni potranno coesistere con mutuo rispetto e fiducia”, conclude il documento. Le raccomandazioni della dichiarazione – firmata tra gli altri anche dal Patriarca latino Michel Sabbah – saranno oggetto del lavoro di una nuova commissione permanente congiunta.