“Nello spirito della prima convocazione di Assisi, accogliamo l’invito a proclamare davanti al mondo che la religione non deve mai diventare pretesto di conflitti, di odi e di violenze, quali i nostri giorni nuovamente conoscono”. Con queste parole il card. Francois Xavier Nguyen Van Thuan, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, ha aperto questa mattina la Giornata di preghiera per la pace nel mondo, dando il via alle testimonianze rese sul palco ad uno ad uno dai rappresentanti delle Chiese cristiane e delle religioni. “In questo momento storico – ha aggiunto il cardinale – l’umanità ha bisogno di vedere gesti di pace e di ascoltare parole di speranza”. Ma la pace – ha sottolineato nel suo intervento il Patriarca ecumenico Bartolomeo I – ha dei presupposti “spirituali ma anche economici” e questi presupposti sono la giustizia, il rispetto della sacralità della persona umana, “l’equilibrata partecipazione di tutti ai beni della terra, della scienza e della tecnologia”. “Se persistiamo nelle passioni peccaminose e malvagie e nelle aspirazioni personali avide, interessate e individualistiche – ha aggiunto il Patriarca – le voci delle guerre aumenteranno e la sventura colpirà la terra e l’umanità”. I rappresentanti delle Chiese cristiane presenti ad Assisi si dicono pronti a chiedere perdono. “Le nostre tradizioni – ha detto l’arcivescovo anglicano di Canterbury, in un messaggio letto dal vescovo Richard Garrard – possono essere stravolte per dividere le persone, piuttosto che riunirle insieme. Talvolta ci siamo definiti per ciò che ci divide, piuttosto che per quanto ci unisce. Riconosciamo di averci mal compreso e di esserci feriti l’un l’altro; perciò dobbiamo costruire la nostra pace sul nostro bisogno di accogliere il perdono e di offrirlo”. La via indicata da Assisi è quella del dialogo. “Il dialogo interreligioso e le relazioni tra persone di differenti fedi – ha detto Ishmael Noko della Federazione luterana mondiale – costituiscono ponti di mutua fiducia e rispetto e abbattono muri di ostilità”.