Un monastero delle clarisse in Rwanda in preghiera per l’incontro di Assisi per essere anche nel cuore dell’Africa “una presenza orante” in unione con il Santo Padre e i rappresentanti delle religioni riuniti oggi ad Assisi per implorare da Dio il dono della pace. Lo scrivono le clarisse del monastero “Santa Chiara” di Kamonyi in un lungo messaggio che è stato letto ieri sera ai giovani durante la veglia di preghiera che si è svolta ad Assisi nella basilica patriarcale di Santa Maria degli Angeli. “La guerra del 1994 – scrivono le religiose – ha lasciato profonde ferite nei cuori di tanti fratelli e sorelle. Nella situazione di insicurezza in cui si trova il nostro paese, la nostra comunità è chiamata ad essere segno di unità e di amore in cui le diverse etnie sanno vivere insieme nella pace e nella serena cooperazione”. Nonostante le difficoltà e le atrocità della guerra, le clarisse si dicono convinte che “la pace è un dono che Dio pone nei nostri cuori, destinato a portare frutti di amore”. “Lo testimoniano – aggiungono – quanti giungono disperati e afflitti da un peso di sofferenza troppo grande da portare da soli” per “deporre nel cuore della comunità le loro angosce”. Il monastero è diventato così “un luogo di speranza e di perdono” dove “il Signore consola e guarisce, liberando il cuore dall’odio e dalla violenza per aprirlo al perdono, sorgente di pace profonda”. ” “Alla veglia dei giovani ha dato la sua testimonianza anche un ragazzo kosovaro con alle spalle un passato di guerra vissuto nei campi profughi, prima in Macedonia e poi a Nocera-Umbra. “Ci sentivamo – ha raccontato – completamente abbandonati dal resto del mondo. Sembrava davvero la fine. Ma la voglia di vivere era grande. Così abbiamo avuto la forza di combattere contro la morte con l’unica arma che avevamo: la speranza”. A contatto coni volontari della Caritas, matura lentamente nel giovane, “il desiderio di far cadere il rancore per far spazio al perdono. Ed ora che i serbi stanno tornando in Kosovo, sarei disposto a stare con loro”. ” “