DIVORZIO: F.D’AGOSTINO (UGCI), NESSUNA INTERFERENZA CON LE LEGGI DELLO STATO”

“Le parole del papa a difesa dell’indissolubilità del matrimonio con l’invito agli operatori giuridici a non cedere alla mentalità divorzistica non interferiscono rispetto alla laicità dello Stato. A pensarla così è Francesco D’Agostino, docente di filosofia del diritto all’università “Tor Vergata” di Roma e presidente centrale dell’Unione giuristi cattolici italiani (Ugci). ” “”E’ palese che è stato scelto un contesto tutto interno all’ordinamento giuridico della Chiesa e che il Papa si sia mosso con consapevolezza di chi erano i destinatari delle sue parole” ha detto D’Agostino al Sir riferendosi al discorso del Papa ai prelati, agli officiali e agli avvocati del tribunale della Rota Romana, in occasione dell’inaugurazione dell’Anno giudiziario, ed “è assolutamente sopra le righe – ha aggiunto – affermare che queste parole vadano contro la laicità dello Stato o rappresentino un aggressione nei confronti dell’ordinamento italiano”. “Il matrimonio è un valore antropologico fondamentale che riguarda non solo i cittadini italiani ma gli uomini di tutti gli ordinamenti e di tutti i popoli. Ed è coerente che quando il Papa parla del matrimonio e della sua indissolubilità ha per riferimento il bene dell’uomo in quanto tale. La lettura delle parole del Papa deve essere più ariosa ed ampia di quella del nostro codice o di altre leggi supplementari”. Secondo il giurista “bisogna avere il coraggio intellettuale e morale di ribadire che la crisi del matrimonio e della famiglia che culminano nella separazione e nel divorzio rappresentano esperienze di lacerazione umana e sociale di alta gravità. Si assiste da anni alla crisi della famiglia che da una parte viene lamentata da tutti per i riflessi che ha nella società e dall’altra viene accettata come dato ineluttabile”. Le parole del Papa, “che si fa carico di un problema umano”, invitano gli operatori giuridici “a non cedere a questa tentazione e di pensare che la crisi del matrimonio sia un destino da accettare supinamente”. ” “”Sono convinto – ha concluso – che il compito del bravo avvocato è quello di interrogarsi il bene della persona che assiste. Purtroppo, spesso, questa domanda etica viene accantonata e una causa di divorzio viene trattata alla stregua di una pratica di diritto commerciale o tributario. Questo rappresenta una perdita di deontologia dell’avvocato”.” “